De Bortoli vs Scalfari, Minzolini tifa e censura
Il presidente della Rai Garimberti ha annunciato che il consiglio di amministrazione si occuperà anche del servizio sulla cosiddetta "guerra delle testate", relativa alla polemica tra il direttore del Corriere della Sera De Bortoli e Eugenio Scalfari.
De Bortoli, rispondendo a Berlusconi rivendicava la non ostilità del suo giornale nei confronti del governo. Scalfari, nel suo editoriale di domenica, contestava modi e toni dell’intervento del direttore del quotidiano milanese, ricordando il ruolo e la funzione del giornalismo liberale.
Nel pieno di questa polemica il direttore del Tg1 Minzolini ha pensato bene di intervenire con uno specifico servizio. Come lo ha fatto? Il servizio trasmesso, al di là di qualsiasi altro giudizio, non dava conto del primo editoriale di De Bortoli, sembrava dunque che la polemica fosse stata innescata da uno sbalzo d’umore di Scalfari, fondatore del giornale considerato ostile dall’editore di riferimento del Tg1 Silvio Berlusconi.
Per altro in quel primo editoriale lo stesso De Bortoli rivendicava di aver dato con grande evidenza e di aver riportato anche in prima pagina le vicende baresi del presidente, particolare non riportato dal Tg1 anche perché quel direttore aveva dedicato un intero editoriale alla necessità di non dare spazio ai pettegolezzi contro il buon sovrano editore.
Come se non bastasse, dopo aver decontestualizzato l’intera vicenda, il servizio del Tg1 dava la parola a ben quattro direttori: Polito, Sansonetti, Belpietro e De Bortoli.
Chi mancava in questa compagnia: solo e soltanto i rappresentanti della testata sotto accusa, né Ezio Mauro né Eugenio Scalfari hanno potuto esprimere la loro opinione.
Non si tratta di un episodio isolato ma di una scelta editoriale che tende a cancellare quello che non piace al presidente furioso. Del resto sempre nella giornata di ieri Berlusconi aveva incitato gli industriali a ribellarsi contro i giornali anti-italiani ed in particolare contro il gruppo Repubblica Espresso.
Non si tratta soltanto di una caduta di stile o di un episodio di straordinaria faziosità, che comunque sarebbe cosa gravissima, ma quanto è accaduto altro non è che la traduzione giornalistica degli appelli eversivi che il presidente sta rivolgendo alle sue truppe, ovunque e comunque disseminate.
Il manganello mediatico picchiato sulla testa del gruppo editoriale nemico è lo stesso manganello che si sta abbattendo sulla testa del presidente Napolitano, sulle teste dei giudici della Corte Costituzionale, e che si era già abbattuto, con un editoriale dello stesso Minzolini, sulla schiena dei promotori della grande manifestazione sulla libertà di informazione del 3 ottobre scorso.
In quella occasione la manifestazione, i suoi promotori, persino gli interventi del presidente emerito Onida e di Saviano, erano stati cancellati, deformati, ridicolizzati, senza neppure concedere loro un diritto di replica… Il copione si ripeterà anche questa volta? Cosa seguirà ai rimbrotti del presidente Garimberti? Quando e come sarà restituita la parola ai diffamati e agli imbavagliati?
Le autorità di garanzia cosa stanno aspettando? Dopo le manganellate mediatiche dovremo attenderci l’olio di ricino per i giornalisti che non ci stanno?
Il ministro Frattini, con raro sprezzo del ridicolo, ha scritto una lettera al quotidiano La Stampa per contestare la serietà del recente dibattito sulla libertà di informazione in Italia che si è svolto nella sede del parlamento europeo. Meglio avrebbe fatto il ministro a scrivere ai rappresentanti della stampa estera e persino a quei parlamentari della destra tedesca, francese, inglese che continuano a provare orrore per quanto sta accadendo in Italia.
I parlamentari europei non hanno certo bisogno dei nostri consigli, ma se fossimo in loro regaleremmo a tutti gli eurodeputati un bel dvd con le ultime esternazioni del presidente, la registrazione dell’editto di Monza, le minacce ai giornalisti e agli editori ostili, e infine ci metteremmo pure gli editoriali di Minzolini e il servizio contro il gruppo Repubblica Espresso.
Non sappiamo se sarà considerata una proposta anti italiana, ma sicuramente servirà a far comprendere che ci sono ancora milioni di italiani che si vergognano dei comportamenti di questo manipolo di intolleranti.
Giuseppe Giulietti
(13 ottobre 2009)
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