Garzón, un pm coraggioso

Luigi De Magistris

, da luigidemagistris.it

Una vicenda giudiziaria e storica, in cui la biografia di un singolo, nel caso specifico di un magistrato, coinvolge quella di un intero Paese. Che interroga la Spagna ma anche l’Europa sull’indipendenza della magistratura e sulla delegittimazione che essa, spesso, subisce dall’interno, come virus intestino difficile da estirpare e che non ha confini nella sua diffusione.

Una vicenda che pone domande anche in merito al passato: a quel Novecento che ha segnato il Vecchio Continente con i sui regimi nazi-fascisti, rispetto al quale rimangono sospesi i conti mentre il tema della memoria condivisa è ancora argomento di confronto.

Baltasar Garzón è un magistrato spagnolo noto per il suo lavoro internazionale e per i successi investigativi raggiunti: l’arresto del dittatore cileno Pinochet, accompagnato dalle indagine condotte in merito alla triste stagione dei regimi militari sudamericani e della tragedia dei desaparecidos argentini. È noto anche per essersi occupato, recentemente, del terrorismo internazionale e della sospensione dello Stato di diritto realizzatasi nel carcere Usa di Guantanamo.

In Italia il suo nome è stato associato a quello del presidente del Consiglio per le indagini in materia di corruzione e diritti tv, che non hanno (ovviamente) risparmiato Berlusconi e i suoi affari iberici.

In Spagna è diventato un personaggio conosciuto per l’attività inquirente sul terrorismo basco dell’Eta, ma anche per aver posizionato un faro di attenzione sulla scomparsa di 100mila persone durante la Guerra civile e la dittatura di Franco. Senza contare che da pubblico ministero, nel 2009, ha avviato l’inchiesta sulla corruzione che avrebbe avuto luogo nelle comunità autonome di Valencia e Madrid, entrambe amministrate dal Partito Popolare (la celebre operazione Gurtel).

Un magistrato coraggioso che non piace alla destra e ai nostalgici franchisti, che pure resistono in un Paese democratico come la Spagna e, molto probabilmente, sono ancora condizionanti all’interno della stessa magistratura nazionale. Un magistrato che senza condizionamenti politici aspira a ristabilire la verità giudiziaria sulla stagione tragica del franchismo.

Una verità giudiziaria che potrebbe avere una sua importanza storica, così da far crollare il desiderio di quanti hanno sempre voluto porre una pietra tombale su quegli anni, per non riaprire ferite non rimarginate e per non richiamare alla responsabilità tanti protagonisti della vita civile odierna. La bandiera di una pelosa pacificazione senza giustizia e senza verità che alla fine degli anni ’70 ha portato alla Legge di Amnistia che soffocava la possibilità di investigare sui delitti politici. E poi la corruzione nei palazzi del potere e della politica, soprattutto a livello locale e in casa popolare.

Garzon per queste ragioni, legate al campo in cui ha “osato” investigare, non può piacere e va fermato. Attualmente è rinviato a giudizio dal Tribunale Supremo per abuso d’ufficio a causa di questa attività giudiziaria sul passato spagnolo, dopo aver visto sospese le proprie funzioni da parte della Commissione permanente del consiglio generale del potere giudiziario, a maggioranza conservatore.

La Spagna è con lui: dal regista Almodovar allo scrittore Grandes, passando per i tanti cittadini e le tante cittadine scesi in piazza di recente per sostenerlo. Per me che ho subito la pesante invadenza della politica e di pezzi delle istituzioni durante la mia attività di pm, oltre all’avversità di parte della mia stessa “famiglia” professionale che a questa politica faceva da sponda, Garzón è un (ex) collega da sostenere e a cui va garantito il diritto all’indipendenza e all’autonomia che spetta a tutta la magistratura in tutti i Paesi.

Un diritto che oggi dobbiamo difendere non solo dalla lunga mano politica, ma perfino dalla devianza che si può realizzare nello stesso ordine giudiziario, quando segmenti di esso decidono di piegare la testa davanti al potere perseguendo, in suo nome, il coraggio di magistrati che non hanno paura di indagarlo, considerando i cittadini uguali di fronte alla legge. In Spagna come in Italia, come in tutto il mondo dovrebbe essere.

(22 aprile 2010)

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