De Magistris: “L’Italia dei valori? Serve una cosa più grande”

Fabio Martini

Intervista a Luigi De Magistris , da La Stampa, 31 gennaio

C’è qualcosa di nuovo, anzi d’antico che si muove al Sud, il moltiplicarsi di leader carismatici sospinti dall’entusiasmo popolare e perciò non è un caso che, dopo il successo di Vendola, ora decida di uscire allo scoperto anche un recordman delle preferenze come l’ex magistrato Luigi De Magistris: «Quello che voglio fare, non da solo ma assieme ad altri, è mettere in piedi una cosa nuova, un grande movimento di popolo che si batta su tre grandi temi: la questione morale, la questione culturale, l’attuazione della Costituzione. In prospettiva dobbiamo andare verso una semplificazione nel centrosinistra, con la nascita di due aree che superino l’attuale frammentazione».

Otto mesi fa, dopo 14 (controversi) anni trascorsi in magistratura, De Magistris si è presentato alle elezioni Europee con l’Italia dei Valori in tutte le circoscrizioni, ottenendo ben 414.605 preferenze e superando Di Pietro in 4 aree su 5. Quarantadue anni, napoletano, sinora De Magistris è stato ben attento a non entrare in collisione con Tonino, ma alla vigilia del primo congresso dell’Italia dei Valori (Roma, dal 5 al 7 febbraio), squaderna il suo progetto politico.

Lei ha presentato il suo libro assieme a Vendola, un leader radicale ma non manicheo: cosa vi unisce?
«I segnali si stanno moltiplicando. Dopo la mia elezione con quasi mezzo milione di preferenze, ora c’è la vittoria di Vendola, a dispetto di una nomenclatura che nei salotti immaginava di tessere alleanze con l’Udc. Il popolo, nonostante il controllo berlusconiano dei mezzi di informazione, non è ancora assuefatto e ha detto: vogliamo leader diversi, carismatici, con la schiena dritta, determinati nel rapporto col popolo».

Un popolo da incendiare in tutte le sue pulsioni? Non è populismo?
«No, non bisogna avere accenti populistici, ma il popolo deve diventare determinante nella selezione della classe dirigente. Il prossimo leader del centrosinistra e la prossima squadra che si candiderà al governo del Paese, dovranno essere scelti attraverso Primarie di coalizione, momenti assembleari, dibattito sulla rete, superando la concezione della politica come semplice tesseramento».

Lei propone un nuovo movimento di popolo. Da fare con chi?

«Anzitutto con tutta la sinistra radicale. E poi c’è il vasto mondo dell’ associazionismo laico, dei no-global (escluse le frange estermistiche), ci sono i “grillini”, c’è il mondo della Rete. E c’è la base del Pd, la sfida è a tutto il Pd».

Come le piacerebbe che si concludesse il congresso dell’Idv?
«L’Italia dei valori può rappresentare uno dei pilastri di questo progetto, soprattutto se saprà aprirsi. Spero ci sia un ampliamento della classe dirigente».

Di Pietro è l’anti-Berlusconi, lei dice che il problema è la subcultura berlusconiana: due cose diverse?
«Il modello subculturale del consumatore universale, del profitto senza regole e dell’apparire purtroppo non appartiene solo al centrodestra. Berlusconi va contrastato, ma sono preoccupato dal riposizionamento dei poteri forti che già stanno lavorando al dopo-Cavaliere. E io non ci sto ad un bipolarismo Casini-Letta».

Quante aree e partiti vede in prospettiva?
«Dobbiamo semplificare il più possibile, andando verso su due aree e puntando ad avere a sinistra un soggetto che abbia una forza doppia a quella dell’Italia dei valori».

Una forza del 15-20% “manettara”?
«La fedina penale pulita è una precondizione. Ma oramai non basta più. La nuova Tangentopoli sta nella gestione della spesa pubblica in tutti i settori. I soldi pubblici sono talmente tanti che c’è posto per tutti. Tra i privati un ruolo centrale ce l’ha la borghesia mafiosa dei colletti bianchi. Che partecipa tranquillamente agli affari “leciti” ma è in grado, come fa la ndrangheta, di aggiustare i processi, di trasferire magistrati, poliziotti e sacerdoti. La corruzione diventa sistema e la mafia diventa istituzione».

De Magistris, la sua credibilità politica dipende anche dalla sua credibilità da magistrato: come mai nessun procedimento contro la pubblica amministrazione è mai giunto a termine?
«Le statistiche dimostrano la fondatezza del mio lavoro: i processi da me istruiti in materia di omicidi, rapine, estorsione, traffico di droga si sono conclusi quasi sempre con condanne. Guarda caso i processi contro i colletti bianchi a volte sono andati bene, a volte mi sono stati scippati, a volte ci sono state assoluzioni».

(1 febbario 2010)

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