[DIARIO DEL CONCLAVE #2] Il numero magico per l’elezione del nuovo Papa è 77

Francesco Peloso

Sono in tutto 115 i cardinali elettori, cioè con meno di 80 anni, fra di loro uno sarà eletto come successore di Benedetto XVI quando, la settimana prossima, prenderà il via il conclave. Ma il futuro pontefice avrà comunque bisogno di due terzi dei suffragi, vale a dire almeno 77 voti, per salire al soglio di Pietro, meglio se un po’ di più affinché l’elezione sia consacrata da una larga maggioranza e mostri al mondo una Chiesa unita, o quasi, dopo anni di guerre, soffiate, lotte di potere, nomine improvvise, colpi di scena e panni sporchi lavati in pubblico.

A regolare l’elezione del Papa sono diversi documenti emanati nel corso dell’intero ‘900 da tutti i papi che, in un modo o nell’altro, hanno voluto modificare la legge elettorale della Chiesa, segno che certi argomenti sono d’attualità non solo in Italia. Da ultimo è stato Giovanni Paolo II a emanare nel 1996 la costituzione apostolica “Universi dominici gregis”, nella quale si passano in rassegna praticamente tutti gli aspetti dell’elezione, dalle congregazioni generali – quelle in corso in questi giorni – al conclave vero e proprio alla maggioranza necessaria. E qui Giovanni Paolo II stabiliva che, se dopo numerosi scrutini nei quali nessuno dei candidati avesse raggiunto i due terzi dei voti, i cardinali potevano decidere se procedere a maggioranza assoluta.

Benedetto XVI nel 2007, a sua volta, ha modificato questa norma con un “motu proprio” ad hoc che ripristinava la regola dei due terzi dei consensi come unica possibilità per l’elezione. Il recentissimo motu proprio di Ratzinger, invece (reso noto già dopo la comunicazione della rinuncia avvenuta l’11 febbraio scorso) interveniva su questioni minori come la data di convocazione del conclave in caso di dimissioni di un Papa, fattispecie completamente nuova e da lui stesso creata.

Si disse, forse a ragione, che in tal modo il Papa-teologo limitava le possibilità dei cardinali “di rottura” e in generale di quanti esprimevano posizioni meno portate alla mediazione. Al contrario, sarebbero favoriti con i due terzi, i porporati in qualche modo moderati o di centro, o la cui candidatura comunque è frutto di una mediazione realizzata sotto questo segno. C’è del vero naturalmente.

Eppure lo scontro in atto in questi giorni fra i cosiddetti ‘curiali’ – o una parte di essi – capeggiati dagli ex nemici, cioè i cardinali Angelo Sodano (che però non entrerà in conclave perché ha più di 80 anni) e Tarcisio Bertone – racconta anche un’altra storia. Quella di una inedita contrapposizione fra mondo extraeuropeo, Stati Uniti compresi, e curia italiana, che sembra aprire una fase storica nuova anche nella Chiesa. La cittadella vaticana è ormai sotto assedio, con i suoi intrighi e i suoi conti segreti. Resta da vedere se alla fine gli assedianti avranno la meglio e, soprattutto, se riusciranno a mettere mano a quella riforma della curia vaticana richiesta da molti ma assai difficile da realizzare.

(8 marzo 2013)



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