Don Ciotti: ”Processo breve è scandalo per la democrazia”

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da Adnkronos

Roma. Il processo breve «è un ‘sequestro della giustizia’. L ‘accertamento della verità è un diritto di tutti, degli accusati come delle vittime. Ma questa riforma sembra tagliata su misura di certi processi che vedono coinvolto un singolo imputato. Ciò è uno scandalo per la democrazia e un ulteriore passo verso la sua trasformazione in ‘plutocrazià, potere del denaro sulle vite e sulle coscienze delle persone».

Lo afferma, in una nota, don Luigi Ciotti fondatore del Gruppo Abele e presidente di Libera. «Non voglio addentrarmi negli aspetti tecnici perchè non ne ho le competenze – aggiunge don Ciotti – ma mi sembra già molto grave che tanti familiari delle vittime siano angosciati per le ricadute della riforma sulle loro speranze di giustizia. È vero che la norma prevede l’eccezione per reati come mafia e terrorismo. Ma non si tiene conto ad esempio della corruzione, che della mafia è quasi sempre il terreno di coltura. E questa non è una ‘dimenticanzà, dal momento che il primo processo a decadere in virtù della riforma sulla prescrizione breve sarà il processo Mills, in cui quel singolo imputato è accusato, guarda caso, di corruzione».

«È dal 1999 che il nostro Paese deve ratificare la Convenzione di Strasburgo sulla corruzione – afferma ancora don Ciotti – introducendo nel codice penale il traffico di influenze illecite, la corruzione fra privati e l’ autoriciclaggio. Non solo non lo si è fatto, ma si sono depenalizzati reati come il falso in bilancio e l’abuso d’ufficio che sono alla base della corruzione». «Per invertire questa deriva – sostiene ancora don Ciotti – non basta più indignarci. Dobbiamo ribellarci. Ribellarci eticamente e pacificamente, ma ribellarci. Se siamo arrivati a questo punto non è solo a causa di chi si è reso complice dello scempio di democrazia, chi in Parlamento ha sostenuto il falso sapendo che fosse il falso – denuncia- ma dei troppi che sono stati alla finestra silenti e con le mani in mano, sottovalutando il rischio che tutti stavamo correndo».

«La rinascita politica, economica e sociale – conclude – non può avvenire senza un risveglio generale delle coscienze, senza una ribellione etica che, nel segno della Costituzione, ridia al nostro paese la dignità e la libertà per cui tante persone si sono battute e hanno sacrificato la loro vita».

(14 aprile 2011)

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