Dopo il 14, Giulietti: “Un fronte comune contro il regime”

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"Non lasciatevi condizionare da interessi privati, pensate all’Italia", questo il succo dello spot, perché di questo si è trattato, del presidente del Consiglio trasmesso a camere unificate. Come sempre i suoi messaggi vanno letti al contrario, il piccolo Cesare stava parlando ai transfughi, agli incerti, agli acquistandi e ha mandato a dire loro: "Non preoccupatevi, blindatemi, tutelate i miei interessi e ne avrete benefici certi".

Il testo di questo discorso, intinto in salsa lettiana, è un sunto del berlusconismo, il corpo del capo e i suoi interessi hanno assunto le sembianze del senso dello stato e dell”interesse generale, della necessità di rappresentare l’Italia nei consessi internazionali: "Come si potrà rinunciare al prestigio e alla esperienza che ho acquistato in sede internazionale", persino questo hanno dovuto ascoltare le nostre orecchie.

Frasi ed espressioni che sarebbero state accolte e saranno accolte con risate di scherno, ilarità, frizzi e lazzi, ovunque esista una stampa libera e da chiunque abbia dato almeno una occhiata ai dispacci internazionali, pubblicati da Wikileaks, e che hanno rivelato quanta poca considerazione e quanto disprezzo sia riservato all’Italia dai principali interlocutori nel mondo, eccezion fatta, forse, per l’amico libico e per l’ex dirigente degli spioni del Kgb.

Qui da noi, invece, quelle frasi e quelle menzogne possono ancora convincere non solo qualche parlamentare in cerca del mutuo, ma anche qualche milione di italiani avvelenati dal regime del conflitto di interessi e della censura mediatica.
Fiducia o non fiducia questo resta il problema e non c’è verso di aggirarlo.

Il presidente Fini ha detto che Berlusconi vuole restare incollato alla seggiola solo perchè non vuole farsi processare, perché ha paura dei tribunali, perché vuole uno scudo totale, una impunità assoluta.
Ci fa piacere che anche Fini sia giunto a questa conclusione, sia pure con grande ritardo, ma Berlusconi non si dimetterà, perché deve presidiare il suo patrimonio, i suoi conflitti di interesse, ha bisogno, per affrontare le elezioni, dell’interruttore unico; il polo Raiset sarà la sua Salò e lì si ritirerà per sferrare l’ultima disperata offensiva.

Un voto in più o in meno non cambierà il quadro, tra qualche ora si aprirà comunque una pagina nuova, saranno momenti difficili, drammatici per certi aspetti.
Per una volta, con parole condivisibili Paolo Flore D’Arcais, sarà davvero il caso di mettere insieme quanti ancora credono nella legalità repubblicana, a prescindere da antiche logiche di parte, di partito, di schieramento.

Non si tratta di dar vita ad una improbabile ammucchiata, ma di concordare pochi, pochissimi punti comuni. Perchè non annunciare subito una proposta per cancellare il porcellum e per ridare dignità al voto, agli elettori, agli eletti? Perchè non definire, finalmente, la risoluzione del conflitto di interessi e la liberazione delle autorità di garanzia e della Rai dal controllo diretto dei partiti? Perchè, infine, non depositare una proposta contro la corruzione, un codice per i candidati, la non presentabilità dei condannati e degli inquisiti per reati infamanti?

Solo esempi, altri se ne potrebbero fare, ma quello che serve è uno scatto unitario, un’alleanza costituzionale, un fronte che, pur non rinunciando alle differenze presenti e future, si ponga qui e ora l’obiettivo di liberare l’Italia da una metastasi che rischia di condurre a morte l’ordinamento democratico.

"Non è il momento dell’interesse privato, pensiamo all’Italia", ha detto il piccolo Cesare, tra una dormita e l’altra al Senato, per una volta prendiamolo in parola e contribuiamo a mandarlo a casa, costruendo la più vasta alleanza tra partiti, movimenti, cittadini che abbiano voglia di dire basta al regime della censura, della miseria, del privilegio.

Giuseppe Giulietti

(13 dicembre 2010)

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