Draghi, stampi o… lasci!
Alessandro Guzzini
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In questi ultimi giorni la crisi dell’Eurozona ha subito una nuova escalation. Le indecisioni ed i ritardi nell’attuazione dello scudo antispread, e la mancanza di risorse dello stesso, hanno determinato una nuova ondata di sfiducia nel debito dei paesi periferici e gli spread hanno raggiunto nuovi massimi storici.
Tutto questo accade mentre i principali indicatori economici registrano un ulteriore peggioramento in tutta l’Eurozona ed anche i paesi centrali rischiano di cadere in recessione, e di subire infine una riduzione del proprio standing creditizio come minacciato dall’agenzia di rating Moody’s.
Infine sono molti gli indicatori che mostrano una tendenza deflattiva in corso, tendenza smorzata solo dall’importante caduta registrata dall’Euro nelle ultime settimane. Di fronte a questo scenario, le azioni intraprese dalla Banca Centrale Europea appaiono del tutto insufficienti e perfino in una certa misura controproducenti.
L’ossessione della Banca Centrale nei confronti dell’inflazione ed il rifiuto ad intervenire con politiche di quantitative easing ampiamente utilizzate dalle principali banche centrali occidentali non solo risultano anacronistiche e non supportate da alcuna evidenza empirica, ma rischiano di decretare la fine dell’Euro e di condannare paesi che potrebbero essere fondamentalmente solvibili all’insolvenza.
E’ evidente a tutti oramai che solo la Banca Centrale ha le risorse necessarie per poter porre un argine alla crisi e che qualunque differente approccio è destinato al fallimento come è altresì evidente che l’ostinato rifiuto all’intervento stia provocando danni enormi alla stabilità finanziaria e alla fiducia nella tenuta dell’Eurozona: la tanto temuta perdita di credibilità della BCE invero sta già avvenendo ma per ragioni opposte a quelle paventate dal governatore!
E’ giunto il momento che i politici europei decidano una volta per tutte se credere o no nel progetto dell’Euro: nel caso affermativo gli stessi dovrebbero dare immediatamente mandato alla BCE di intervenire in misura illimitata per riportare i tassi di interesse in tutti i paesi dell’area nella misura definita dalla propria politica monetaria: tutte le altre misure che vanno nella direzione dell’unione fiscale e politica potranno venire successivamente.
Se invece la risposta dovesse essere negativa il prossimo incontro dell’Eurogruppo dovrebbe avere solo un punto all’ordine del giorno: la definizione di una strategia per la dissoluzione ordinata dell’Euro. In tutto ciò, compito del governatore dovrebbe essere quello di intervenire senza indugio nella discussione in atto per manifestare chiaramente l’intenzione della BCE di intervenire in funzione di scudo anti-spread.
E se dovesse levarsi per l’ennesima volta il veto dei tedeschi a Draghi non rimarrebbe che una strada: dimettersi, per evitare di passare alla storia come il governatore Italiano che ha decretato, con la sua inazione, l’uscita dell’Italia dall’Euro.
* amministratore delegato Finlabo Sim
(25 luglio 2012)
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