E’ l’ora degli Indignados

Giacomo Russo Spena

Domani giornata mondiale di protesta contro la dittatura della finanza e per una reale democrazia: in Italia il movimento, composto da una nuova generazione senza futuro e stanca di pagare la crisi, è simile – sotto alcuni aspetti – a quello no-global. E in piazza possibili tensioni.


“Voi G8 noi 6 miliardi”. Già 10 anni da questo slogan che ha attraversato un movimento – quello no-global – capace di riempire piazze e di spaventare il sistema. Nel mirino allora i vertici della ingiusta globalizzazione liberista come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario, il Wto. Si assediavano i vertici, si provavano ad invadere le zone rosse. Si mettevano in connessione esperienze e culture distanti e differenti: così nacque l’era dei social forum. Poi il movimento si sgretolò come neve al sole diviso al proprio interno tra leaderismi e il nodo della rappresentanza politica. Ma non tutto di quell’esperienza è andata persa. O almeno così sembra osservando attentamente gli “indignados”. Ovvio le differenze sono tante – a partire dai protagonisti molti dei quali nel 2001 erano ragazzini e dalla fase economica mondiale totalmente differente – ma delle similitudini si intravedono.

“Noi il 99 per cento, voi l’1” è il motto che invade le strade di tutto il mondo. Ovvero il 99 per cento della popolazione si rifiuta di pagare quella crisi globale generata dai soliti, pochi, ricchi. Dalla finanza. Dagli speculatori, dalle agenzie di rating, dai banchieri, dalle grandi imprese multinazionali. Compongono l’1 per cento della popolazione, eppure spartiscono tra pochi l’accumulazione della ricchezza globale e scarica sul restante 99 le conseguenze della crisi. Ma una nuova generazione – senza futuro – di studenti, precari, ricercatori, disoccupati hanno deciso di ribellarsi. Di dire basta all’austerity e alle ricette di compressione di diritti sociali. “La crisi la paghi chi l’ha generata” è un altro motto di un movimento che, come quello no-global, ha un respiro internazionale. Domani lo dimostreranno manifestando un po’ ovunque. Dalla Spagna alla Grande Mela passando per l’America Latina, il Medioriente e il resto d’Europa.

“Gli esseri umani prima dei profitti – dice l’appello di convocazione del corteo che si terrà a Roma – Non siamo merce nelle mani di politici e banchieri, chi pretende di governarci non ci rappresenta, l’alternativa c’è ed è nelle nostre mani, democrazia reale ora!”. In una fase in cui un Berlusconi agonizzante è barricato dentro i Palazzi a rappresentanza ormai solo dei suoi interessi e dei suoi “amichetti”, domani arriverà la sfiducia dal basso. La sfiducia di almeno 100mila persone – questi i numeri previsti – che scenderanno per le vie della Capitale con rabbia, indignazione ma anche con creatività e intelligenza. Perchè questo movimento è nuovo anche perchè sa spiazzare il potere.

Come spiegarsi altrimenti la trovata dei “draghi ribelli” per protestare contro le politiche della Bce o delle maschere di V per Vendetta o delle nuove forme di protesta come la tendopoli o la “acampada”? In queste ore a via Nazionale, sotto BankItalia, prosegue un accampamento permanente sotto gli occhi di una polizia indecisa tra il caricare o meno persone “armate” solo del proprio corpo e pronte a difendersi con “resistenze passive”. Certo gli indignados – come all’epoca i social forum – non sono solo questo. Hanno al proprio interno una composizione estremamente eterogenea tanto che il coordinamento 15 ottobre è creato – per citare le componenti principali – da associazioni (Arci, Legambiente), centri sociali, reti nazionali (come quella “Acqua bene comune”), sindacati (Fiom e quelli di base), partiti della sinistra (Sel, FdS, singoli dell’Idv e le meteore comuniste), pezzi del Popolo Viola, movimenti vari (da quello della casa ai no-Tav) e, ovviamente, studenti. E ognuno sceglie le proprie forme per manifestare.

Così domani nella rabbia generale per un Berlusconi ancora ancorato a Palazzo Chigi e una dittatura della finanza che minaccia quel poco di welfare rimasto lo svolgersi pacifico della manifestazione è tutt’altro che garantito. Tensione sul percorso del corteo: alcuni indignados minacciano ad esempio di voler mettere le tende sotto quei palazzi del potere invece domani blindati e banditi al transito. Altri vorrebbero eseguire flash-mob, sanzionamenti dal basso e azioni solo a manifestazione finita. Insomma un quadro generale di cosa avverrà è difficile perchè dipende da come sarà la gestione della piazza dalla parte delle forze dell’ordine e dalla “creatività” degli indignados. Di certo un nuovo 14 dicembre a molti – non a tutti – non dispiacerebbe.

(14 ottobre 2011)

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