E ora un “No mafia day” a Reggio Calabria

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Qualche giorno fa, dopo tanta distrazione, i riflettori delle istituzioni, della politica, dei media cominciavano a illuminare la grave situazione di Reggio Calabria e, in particolare, il vero e propri stato d’assedio che si stava realizzando attorno ai palazzi della giustizia, dove un manipolo di coraggiosi inquirenti stava e sta tentando di mettere le mani sui capi cosca e sui loro protettori eccellenti.

Alcuni di quei giudici sono arrivati da Palermo, da quelle stanze tanto odiate da una parte della destra italiana, dagli amici e dai compari di Dell’utri e di Mangano. Proprio quei giudici, insieme ad altri, debbono aver dato fastidio agli uomini di rispetto se questi ultimi sono arrivati a progettare un clamoroso attentato a suon di bombe.

Di fronte a tanta impudenza la reazione non poteva che essere corale, persino "le toghe rosse" non potevano essere delegittimate ulteriormente di fronte alla violenza dell’assalto tentato.

L’indignazione, tuttavia, ha avuto poco tempo per manifestarsi perchè, ma guarda la casualità, sempre in Calabria, a Rosarno, mani ignote hanno preso a fucilate gli immigrati che faticavano nei campi. La benzina sapientemente buttata ha innescato l’incendio. La furia, quella spontanea e quella indotta, ha travolto ogni cosa, l’attenzione dei media e delle istituzioni si è dovuta spostare altrove.

"Tolleranza zero contro i clandestini", ha subito tuonato il ministro Maroni, imitato dal collega Calderoli che ha invitato gli immigrati a non protestare troppo e a non ribellarsi contro chi li tratta da carne da macello, buona per raccogliere gratis le arance, ma non certo degna di avere una paga, un contratto, un letto e un tetto.

A quando la tolleranza zero contro le cosche, contro i caporali, contro i politici inquisiti e ricanddati, contro quelli che hanno sbeffeggiato quei giudici e quei poliziotti che hanno sempre cercato di contrastare le illegalità?

Il problema, per l’ennesima volta, non è rappresentato dalle mafie, ma dai clandestini, dagli immigrati.

I clandestini della legalità sono onorati, vezzeggiati, candidati. I clandestini per disperazione diventano la pietra dello scandalo, il bersaglio delle paure, un ingrediente indispensabile per far lievitare quella industria della paura che è servita e servirà a vincere anche le elezioni regionali, per altro con il contributo determinante delle opposizioni, divise, frantumate, rissose, incapaci di fronteggiare l’emergenza democratica.

Per queste ragioni ci è sembrata bella, efficace, convincente la proposta lanciata da Claudio Fava di promuovere un "No mafia day" a Reggio Calabria, una intera giornata che veda insieme migliaia di donne e di uomini da ogni parte d’Italia per dire no alla mafia, alla metastasi che sta distruggendo il tessuto civile e non solo in Calabria.

Per una volta potrebbero ritrovarsi, senza distinzione di sigla, di parte, di partito, tutti quei cittadini che non intendono rassegnarsi ed alzare bandiera bianca di fronte alla violenza, alla illegalità, alla cancellazione della Carta costituzionale e della legalità repubblicana.

Giuseppe Giulietti

(11 gennaio 2010)

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