Egitto: siamo all’inferno

Aalam Wassef

, da http://crisdegypte.blogs.liberation.fr/cairote, traduzione di Gloria Origgi

Il Cairo, 2 febbraio 2011. Erano le undici di ieri sera quando il presidente Hosni Mubarak pronuncia alla televisione le ultime parole del suo discorso, parole che avranno tragiche conseguenze. Annuncia che la situazione è grave, che ha ascoltato e compreso le richieste del popolo, che resterà al potere fino alla fine del suo mandato (settembre 2011), che non si presenterà di nuovo, ma che morirà in terra egiziana. Fino alle 11 di sera, il 1 febbraio era stato il giorno più bello delle nostre vite. Tre parole per descrivere il sentimento che ci dominava: libertà, uguaglianza, fraternità.

Siamo privati di Al Jazzera in arabo dal primo di febbraio, e sono le telefonate dall’estero che ci informano del ritorno del terrore ad Alessandria, al Cairo e a Suez. Gli sbirri del governo, muniti di armi da fuoco, di bastoni, di coltelli, si sono infiltrati nelle manifestazioni. Ad Alessandria, l’esercito presente sul luogo per assicurare la protezione dei manifestanti, cerca di interporsi senza successo. I colpi tirati dall’esercito al fine di dissuadere i criminali restano senza effetto. L’esercito si sta ritirando dalla scena. Gli sbirri di Mubarak sparano sulla folla. Ci sono feriti, morti, ma il numero resta ancora incerto.

Nello stesso momento, nei quartieri del Cairo, gli uomini e gli adolescenti che assicurano la sicurezza e la pulizia dei quartieri, sono trascinati via da uomini della polizia segreta e caricati su minibus anonimi. Riceviamo telefonate da tutti i nostri amici che abitano in quartieri isolati. La zona di Wadi El Nakhil è attaccata da uomini con armi automatiche a bordo di un’ambulanza.

Verso mezzanotte, circa duemila criminali lasciano in quartiere di Madinet Nasr, alla periferia del Cairo, in direzione della piazza Tahrir, il teatro della protesta. Nel tragitto, forti scontri con i comitati popolari di sicurezza. La televisione di Stato continua una campagna di disinformazione massiva e senza precedenti. Manifestazioni pro-Mubarak vengono messe in scena. Gli slogan rivoluzionari sono rivoltati uno dopo l’altro in slogan in favore del presidente. L’ultima dichiarazione di Obama che domanda a Mubarak di lasciare il potere immediatamente è diffusa e tradotta in lingua araba. La televisione egiziana di Stato ripete semplicemente: la traduzione che ascoltate è falsa. Obama non ha mai domandato le dimissioni del presidente Mubarak.

Le manipolazioni e la crudeltà senza limiti di questo regime sono, a quanto pare, ormai chiare al mondo intero. La BBC ha annunciato ieri la morte di 300 egiziani da martedì scorso. Per noi che siamo qui, la cifra è chiaramente sottostimata e sale ora per ora, con molta discrezione. Il ritorno delle forze dell’ordine e la propagazione dei criminali armati in tutta la nazione ci fa temere un bagno di sangue. E’ cominciato ieri sera.

I manifestanti hanno fiducia nell’esercito e chiedono che gli effettivi militari in tutti i punti nevralgici siano rinforzati per proteggerci dalla barbarie e dalla follia sanguinaria di questo regime.

(2 febbraio 2011)

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