Elezioni regionali, il diario elettorale di Paolo Ferrero per MicroMega.net

Paolo Ferrero

Da oggi MicroMega.net propone i diari elettorali di tre candidati alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo 2010: Giulio Cavalli, attore, candidato indipendente dell’Italia dei Valori in Lombardia; Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, candidato della Federazione della Sinistra alla presidenza della Regione Campania; Lidia Ravera, scrittrice, capolista della "Lista civica cittadini e cittadine per Emma Bonino" nel Lazio.

La questione morale non è un optional

Ho deciso di candidarmi alla presidenza della Campania per due motivi. In primo luogo perché non c’era in Campania nessun candidato di centro sinistra. Infatti tutti i partiti del centro sinistra hanno deciso di appoggiare De Luca, che si definisce uomo che guarda alla destra europea e ha avuto in questi anni comportamenti e parole razziste, degne di Borghezio e Gentilini.

In secondo luogo, De Luca è stato in passato condannato per la questione dei rifiuti e ha rinvii a giudizio su questioni di corruzione. Lungi dall’essere elemento di novità, rappresenta proprio quel modo di gestire la cosa pubblica che ha distrutto ogni credibilità alla politica.

Mi sono candidato in Campania quindi per far si che la sinistra fosse presente alle elezioni e per dire forte e chiaro che la questione morale non è un optional ma una precondizione per fare politica.

Questa scelta è arrivata in realtà alla fine di un lungo percorso in cui ho provato in tutti i modi di costruire una candidatura unitaria. Prima chiedendo al Pd di proporre un proprio candidato che però non rappresentasse nè la cordata di Bassolino nè quella di De Luca. Il Pd poteva scegliere un uomo o una donna dalla società civile e permettere facilmente la costruzione di una larga coalizione contro la destra di Caldoro. Dopo la scelta di De Luca da parte del Pd ho proposto a Di Pietro e a Vendola di fare una coalizione insieme. Purtroppo, però, prima Vendola e poi Di Pietro hanno mostrato di essere ben forniti dell’italica virtù del trasformismo e hanno accettato l’inaccettabile De Luca.

In queste condizioni, l’alternativa era tra decidere di partecipare anche noi della Federazione della Sinistra al banchetto di De Luca o andare da soli. Abbiamo scelto la seconda strada perché vi è una cosa peggiore della vittoria della destra ed è che la sinistra diventi uguale alla destra: stesse politiche, stessi metodi di governo, stessa corruzione. In questa condizione tenere aperta la speranza è un obbligo, morale e politico.

(1 marzo 2010)



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