Elezioni regionali, un voto tra Matrix e il Truman show
Pierfranco Pellizzetti
, da Il Fatto Quotidiano, 18 marzo 2010
Stando agli annunci di quanti sanno leggere nella sfera di cristallo della politica, le prossime elezioni regionali dovrebbero caratterizzarsi per l’ulteriore incremento dell’astensione dal voto. Ma questa volta sul lato destro degli schieramenti politici.
Infatti la “banda Berlusconi” ormai ne avrebbe combinate troppe anche per un pubblico di bocca buona come il proprio: dagli sghignazzi della cordata Bertolaso sul dramma del terremoto abruzzese alle quotidiane prepotenze padronali del premier sulle reti della televisione (presunta) pubblica.
Sarà – dunque – molto interessante anche a questo riguardo verificare l’andamento del non voto; se punirà in senso mirato le liste del governo o si generalizzerà in un rifiuto complessivo dell’intera offerta politica disponibile, penalizzando pure l’opposizione. Perché questo ci farà capire in che razza di film l’elettorato si è ormai convinto d’essere finito: se – come dice Barbara Spinelli – in un “Truman show” o invece in un ancora più inquietante “Matrix”.
In altre parole, se – come il Truman Burbank di Jim Carrey – siamo precipitati in una soap opera d’infimo livello o la percezione è qualcosa di molto peggio: quella di condividere la condizione dell’hacker Neo (Keanu Reeves) e degli altri umani, imprigionati come nel racconto dei fratelli Wachowsky in bozzoli gelatinosi che ci succhiano energia vitale; mentre il programma Matrix simula una realtà virtuale di apparente normalità. Programma alla cui messa a punto ha contribuito l’intera classe politica, di governo come d’opposizione.
Infatti si parla tanto – e a ragione – del regime dittatoriale di Silvio Berlusconi. Eppure il vigente cortocircuito nell’ordine democratico era stato bypassato per ben due volte, con le rispettive vittorie alle elezioni di Romano Prodi, ma sempre temporaneamente. Anche perché mai si era profittato della condizione favorevole per sanare una volta per tutte le condizioni che mettono a soqquadro i principi e il funzionamento del sistema politico. In primo luogo regolamentando il sistema informativo sovvertito dal conflitto di interessi. Mentre si è tranquillamente consentito che la politica venisse aspirata dal tubo catodico dell’infotainment diventando politainment.
Come hanno scritto Gianpietro Mazzoleni e Anna Sfardini nel loro “Politica Pop” (Il Mulino, 2009), “un enorme frullatore di realtà e finzione, di notizie e di commento, di immagini e di storie, di ragionamenti e di emozioni” ad un unico scopo paralizzante: colonizzare la mente collettiva inducendo a pensare che la situazione è assolutamente normale; fisiologica dialettica tra maggioranza e minoranza, mentre – al contrario – è in corso l’instaurazione di una vera e propria dittatura soft attraverso l’esproprio di verità.
Dittatura dell’apparenza che sembra andare in crisi a causa di un virus che ne aggredisce i programmi di simulazione della realtà: l’entrata fragorosa della vita vera nel gioco fittizio, con i suoi drammatici problemi che risvegliano gli italiani dal sonno ipnotico. Innanzi tutto, il precipitare verso l’abisso del sistema-Paese e l’inadeguatezza di una leadership decrepita, persa nei propri personali problemi di sopravvivenza, a contrastarlo con un minimo di efficacia e credibilità.
Soprattutto le generazioni più giovani danno segni di risveglio. Anche perché – a differenza di quelle anziane – sono meno esposte alla manipolazione televisiva; in quanto la loro primaria sorgente informativa risulta essere un’altra: l’area ancora non colonizzata della rete mediatica.
Non a caso i movimenti degli ultimi anni, ieri “l’Onda Anomala” oggi il “Popolo Viola”, hanno marcate connotazioni generazionali. Eppure l’esito di tali movimenti – se verranno riassorbiti o concorreranno a fuoriuscire dalla dittatura soft – dipende largamente dall’alternativa “Truman show” o “Matrix”. Cioè dal come deciderà di interloquire nei loro confronti la parte sinistra degli schieramenti politici organizzati. Se cercherà di strumentalizzarne l’impatto per un riassetto a proprio vantaggio nei rapporti di potere vigenti o – al contrario – si renderà disponibile a rompere definitivamente con il regime di colonizzazione delle menti, con l’esproprio di verità.
Sono quindici anni che – di fatto – si assiste a una saldatura tra le varie componenti del ceto politico per puntellare gli equilibri al servizio della grande simulazione, l’immenso imbroglio. Attività che ne ha determinato l’intima berlusconizzazione.
In campagna elettorale si riproduce il gioco dei distinguo. Ritualità o uscita dal tunnel catodico? Lotta di liberazione o messa in scena? Le manfrine elettorali, i giochi delle liste e la loro composizione potrebbero indurre il sospetto che si tratti ancora una volta della seconda ipotesi. Un non voto generalizzato potrebbe significare che l’elettorato si è convinto della necessità di liberarsi dalla prigione Matrix con le proprie forze, da solo. Impresa molto problematica: non si ricostruisce democrazia solo dalla pars destruens.
(18 marzo 2010)
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