Eutanasia, tutta la verità. L’inchiesta di Vanguard Tv (VIDEO)
In Italia il dibattito si è acceso ed è dilagato con la decisione di Beppino Englaro di far sospendere l’alimentazione e l’idratazione artificiale alla figlia Eluana, in coma da 17 anni. Ciò è stato possibile dopo una sentenza della Corte di Cassazione: ma che cosa è l’eutanasia?
Il reportage «Eutanasia, tutta la verità» filma il dibattito nel vivo, lasciando che siano medici, giuristi, legislatori a tracciarne i confini. Roberta Zunini raccoglie le testimonianze di Paolo Ravasin, Beppino Englaro, del costituzionalista Stefano Rodotà, dell’onorevole Paola Binetti, al momento dell’intervista ancora parlamentare del Pd da un paio di giorni dell’Udc e l’onorevole Benedetto della Vedova, del Pdl.
Dal Belgio all’Italia, Roberta Zunini mette a confronto due realtà europee opposte: quella belga in cui il rispetto della libertà di scelta del malato incurabile ha portato nel 2002 alla legalizzazione dell’eutanasia e quella italiana in cui nemmeno il cosiddetto testamento biologico o Disposizione di Trattamento Anticipato, è stato ancora definito in termini di legge.
Da Bruxelles l’esperienze del professor Raymond Dombrecht, la cui moglie, malata terminale di cancro, un anno e mezzo fa ha chiesto e ottenuto l’eutanasia; del medico psichiatra Henry Picard, che venne in Italia per praticare l’eutanasia a Pier Giorgio Welby; dell’avvocato Jacqueline Herremans, della Commissione per il corretto svolgimento del processo eutanasico e del giornalista televisivo Bruno Clement, conduttore del programma di informazioe più importante della tv belga.
Dall’Italia invece, Beppino Englaro ribadisce alla Zunini come il caso di Eluana ha dimostrato che anche un malato privo di coscienza ha il diritto di far valere le proprie volontà, se queste possono essere ricostruite con chiarezza, stabilendo quindi che lo stato di diritto all’autodeterminazione non decade con la perdita di coscienza del malato.
Ai microfoni di Vanguard, Ravasin ha nuovamente chiesto che «il ddl sul Fine-Vita in discussione alla Camera non permetta imposizioni e rispetti le volontà dei malati». «Dico no all’alimentazione artificiale. No all’accanimento terapeutico. Ci penso tutti i giorni, sarei felice d’incontrare un medico che mi togliesse il tubo, che mi facesse l’iniezione per addormentarmi e togliermi il tubo. Ma io non conosco nessun dottore che lo possa fare. Amici e fratelli non trovano il coraggio». Paolo Ravasin, 48 anni, malato di Sla, davanti alle telecamere di Vanguard, aggiunge un ulteriore appello al suo testamento biologico che .
(18 febbraio 2010)
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