Fazio, direttore di Chiarelettere: “Se passa il bavaglio andiamo all’estero”
Cinzia Gubbini
, il manifesto, 23 maggio 2010
«Ammetto che il voto in Commissione ci ha colti un po’ impreparati: non pensavamo che la maggioranza decidesse di insistere su una norma così contestata. Poi all’improvviso c’è stata questa accelerazione, evidentemente legata alle sorti del governo e dello stesso Berlusconi… Cosa faremo? Intanto bisogna cercare di bloccarla. E poi, se venisse approvata, dovremo pensare al da farsi. Certo non possiamo permetterci una sanzione di 467 mila euro». Lorenzo Fazio è il direttore editoriale di Chiarelettere, giovanissima e combattiva casa editrice – è nata nel 2007 – che si è guadagnata un posto al sole nel panorama italiano non soltanto grazie a firme come Marco Travaglio, ma soprattutto perché è riuscita a intercettare un bisogno crescente tra i lettori italiani: sapere cosa succede nelle stanze del potere, tra le varie «cricche» che in modo più o meno esplicito governano il paese. Ma il ddl sulle intercettazioni rischia di metterle il bavaglio, imponendo una «censura preventiva» ai libri che raccontano storie basate sulle inchieste delle procure.
Un provvedimento ad hoc per voi?
Non voglio sembrare paranoico, ma in effetti può apparire così: di certo libri come i nostri, e di tutti quelli che lavorano in questo campo, evidentemente danno fastidio. Per questo al salone del Libro di Torino abbiamo lanciato un appello con Laterza e il gruppo Gems contro il ddl, che Mondadori e Einaudi hanno deciso di non firmare, con le polemiche che ne sono seguite.
È vero che pensate di «emigrare» all’estero?
Per la verità c’è chi ce lo consiglia. Ma per ora sono solo idee, e certamente non facili da realizzare. Sono sicuro che su una norma come questa la Corte costituzionale si farebbe sentire. Occorrerà poi ricorrere alla Corte europea, ma per farlo è necessario che qualcuno sia condannato. E noi non possiamo permettercelo.
Quando si parla del ddl si pensa sempre alla censura di tv e giornali. Come inciderà sui vostri libri?
Il nostro è un lavoro sui tempi lunghi. Cerchiamo di rimontare, quasi fosse un film, delle verità che su giornali e televisioni vengono raccontate, ma in modo «spezzettato» per la stessa natura di questi mezzi di informazione. Il compito importante di un libro – ed è forse proprio questo che si vuole bloccare – è invece mettere insieme i vari pezzi e a poco a poco tirar fuori un senso. A volte i giornali mi chiedono: «Ma che novità c’è in questo libro?». E io mi diverto a rispondere che non c’è nessuna novità, tranne il fatto di aver fatto dei collegamenti. Questo «montaggio» viene fatto proprio prendendo il materiale che viene fuori dalle varie inchieste.
Inchieste che a volte non sono mai arrivate a un processo. Ma sono materiali interessantissimi, che riguardano la storia di questo paese e quindi i cittadini. Sarebbe un peccato perderli.
Quali sono i libri di Chiarelettere che non avremmo mai potuto leggere se la legge sulle intercettazioni fosse stata in vigore?
Tanto per cominciare tutti i libri di Marco Travaglio scritti con Peter Gomez e in alcuni casi con Gianni Barbacetto, molto basati su atti di inchiesta e su intercettazioni. Ricordo le telefonate tra Berlusconi e Cuffaro, o tra Berlusconi e Saccà: conversazioni che non hanno nulla a che fare con il gossip, ma che riguardano lo scenario politico del paese. Ma anche un libro come quello di Stefania Limiti, l’«Anello della Repubblica», che racconta la storia di un servizio segreto di cui non si sono mai avute pubbliche informazioni che abbiamo fatto sulla base di testimonianze e inchieste spesso non inserite in processi che sono arrivati a una sentenza. La nostra è una casa editrice che ha una linea editoriale basata quasi unicamente sul giornalismo d’inchiesta. Questa legge è una vera e propria censura preventiva.
(23 maggio 2010)
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