Feltri, letteralmente un cattivo maestro
di Luigi De Magistris, da luigidemagistris.it
Tutti siamo, in questi giorni, interessati alle possibili conseguenze – politiche, ma non solo – che potrebbe avere la deposizione del collaboratore di giustizia Spatuzza e quella, prevista venerdì, di Graviano. Normale, visto che ad essere al centro dell’attenzione, anche a livello internazionale, sono ricostruzioni storico-politiche che, nonostante vadano accertate, chiamano in causa il presidente del Consiglio Berlusconi per i presunti contatti avuti con cosa nostra all’epoca della sua “discesa in campo”.
E’ passato quindi in secondo piano, nel mondo dell’informazione, l’articolo pubblicato dal Giornale a firma del direttore Feltri, che ammette – senza scusarsi e nella tipica tracotanza del personaggio – che il linciaggio organizzato questa estate ai danni del direttore dell’Avvenire Boffo era, né più né meno, una patacca. Feltri, nell’agosto scorso, scrisse un editoriale in cui – basandosi su una fantomatica informativa non si è mai capito bene proveniente da quali ambienti -accusò Boffo di essere un omosessuale “attenzionato” dalle forze dell’ordine. Feltri ha visto le carte e ha ammesso che non si è mai parlato di Boffo in quei termini, né in ambiti giudiziari né tanto meno nei rapporti di polizia. Non c’è mai stato nessun riferimento alle inclinazioni sessuali dell’ex direttore di Avvenire.
La vicenda, drammatica, presenta aspetti surreali e grotteschi. Abbiamo di fronte un professionista (sulla carta Feltri è tale) che non ha esitato a mettere alla gogna un suo collega basandosi su soffiate palesemente false, senza prendersi lo scrupolo – regola prima del mestiere e che dovrebbe valere a maggior ragione se si affrontano questioni tanto delicate – di verificarle. Ma soprattutto un professionista (sempre sulla carta) che scava nel privato umano per perseguire un killeraggio professionale, di colore politico, al solo scopo di punire chi aveva osato criticare la morale del suo padrone. Poi, a distanza di tre mesi, ecco che presenta la rettifica con ogni probabilità dettata dalla necessità di giungere a un accordo, evitare cioè possibili sanzioni giudiziarie oltre che quelle dell’Ordine dei giornalisti. Ma intanto Boffo è stato messo alla gogna e sottoposto a pressioni senza precedenti, intanto si è dovuto dimettere. Perché? Si era macchiato della colpa di aver dato evidenza alla richieste di chiarimento che venivano dal mondo cattolico, “spaesato” per le frequentazioni libertine di un premier che ha sempre rivendicato la sintonia con la Chiesa, il particolare il Vaticano, e la fedeltà retorica al modello del Dio-patria-famiglia.
Feltri continuerà a essere direttore del Giornale di Berlusconi, a cui è stato chiamato per rispondere al piano di delegittimazione degli avversari -interni e esterni- ordito dal capo per rifarsi un’immagine di pulizia morale agli occhi del Vaticano e dell’elettorato, che ha come obiettivo quello di dimostrare che la politica è tutto lo stesso amalgama di concussione, di mercinomio di sesso e cariche pubbliche, di torbido e di immorale. Insomma, che tutti diventano e sono uguali quando calcano le porte dei palazzi. Il futuro di Boffo chissà quale sarà. Rimane, per lui, la soddisfazione umana di aver avuto ragione. A noi l’amarezza per essere costretti a prendere atto che il direttore del giornale che fu di Montanelli è un cattivo maestro, nel senso letterale del termine. Perché ai valori e alla professionalità ha anteposto la necessità di coprire e vendicare il proprio padrone. Proprio quello che Montanelli rifiutò di fare, abbandonando la guida di un quotidiano che Berlusconi stava trasformando progressivamente in un “organo di propaganda”.
(11 dicembre 2009)
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