Ferrero: La Campania che lotta, oscurata dai media
Paolo Ferrero
Siamo agli ultimi giorni di campagna elettorale. Me ne rendo conto dalla stanchezza e per via degli impegni segnati sull’agenda. Domenica 21 marzo il giro comincia da Nola, e passando per Acerra, Serre, Sicignano, Battipaglia, termina a Napoli. La piazza a Nola, piena per via della giornata festiva, ma non solo. La disoccupazione in questa zona è al 15% e anche oltre. Nell’incontro organizzato dai compagni si parla del lavoro. Non può venire solo dal turismo o dallo spostamento della merce dei cinesi, come propongono la destra e De Luca. Questo quello che penso. Ci vuole un piano di industrializzazione. Sono convinto che non si debbano dare finanziamenti a pioggia alle imprese. E’ ora di finirla. Si deve investire nelle energie rinnovabili. Il lavoro deve venire da settori quali quello dell’energia eolica. Bisogna investire nella messa in sicurezza delle costruzioni pubbliche, nelle scuole, nel rinnovo e nel restauro dei centri storici delle città campane. Ad Acerra incontro i comitati dei disoccupati.
Vado a fare visita a Don Carlo, un sacerdote che ha messo su una comunità per il recupero dei tossicodipendenti. E’ una piccola comunità. Ci sono solo otto persone. Don Carlo mi porta a visitare la terra intorno all’edificio, che è la fonte di sostentamento della comunità. I ragazzi ospitati producono ortaggi e frutta. C’è anche la possibilità di imparare a diventare artigiani, e di lavorare il legno. Don Carlo mi regala una piramide di legno. Dentro ci sono tre numeri da giocare. Mi dice di aprirla solo in caso di vero bisogno. La superstizione in queste terre va assieme alla religiosità. Forse è anche questo a renderle così particolari. A Battipaglia, come a Sicignano, la piazza è quasi piena. Le persone partecipano, sono interessate.
A visitare questi posti si smontano da soli tanti luoghi comuni sull’inedia del Sud, sul disinteresse per la cosa pubblica. I compagni e le compagne organizzano iniziative, raccolgono firme, solidarizzano con i compagni in lotta e non solo perchè siamo in campagna elettorale. Tra tutte le lotte degli ultimi giorni valga quella della Sirti. Per protestare contro i licenziamenti della Telecom, quattro operai si sono arrampicati su un traliccio a cinquanta metri. Noi c’eravamo. Solo che per i grandi media e i giornali nazionali, da questo punto di vista, non è così. Siamo scomparsi. Se fosse per loro, le nostre lotte non ci sarebbero. La giornata si conclude a Napoli con un concerto dei Bisca, un gruppo che per qualche istante mi fa piacevolmente dimenticare la stanchezza. Domani si riparte.
(23 marzo 2010)
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