Ferrero: Napolitano non firmi la legge sull’articolo 18
Paolo Ferrero
E’ il sette di marzo. Da cinque giorni sono in sciopero della fame. Tanti giovani in assemblea a Cava dei Tirreni. Napolitano ha firmato il decreto che sana la situazione delle liste elettorali del Pdl in Lombardia e nel Lazio. E’ un’occasione per parlare di regole, di leggi. Penso sinceramente che il presidente della repubblica abbia sbagliato a firmare. Il messaggio che arriva al paese è chiaro e univoco. Le regole valgono per i poveracci, per chi non ha santi in paradiso, non per tutti. Un atteggiamento e una pratica fasciste vengono convalidate. Non penso ci sia il fascismo in Italia oggi. C’è però la possibilità per chi ha soldi e potere di non rispettare le leggi. Napolitano, firmando il decreto non ha garantito la Costituzione.
Racconto ai ragazzi che lunedì andremo al Quirinale, vedremo Napolitano e gli parleremo anche di questo. Ha accettato la nostra richiesta di incontro. Gli chiederemo di non firmare una altra legge, quella sull’articolo 18, che mercoledì è stato approvata in senato, e che costringe, se passa, milioni di lavoratori al ricatto. Prevede infatti che un datore di lavoro possa fare contratti individuali a condizioni peggiori di quelle garantite dai contratti nazionali. Si tratta di una violazione grave della Costituzione. Sta a significare che le leggi non valgono per tutti e che i lavoratori sono condannati alla subalternità a un “signore” che potrà imporre ogni tipo di sfruttamento. In questo modo tutti i lavoratori sarebbero clandestini, dei senza diritti. Contro questa norma sto facendo lo sciopero della fame. Voglio chiedere al Presidente di non firmare almeno questa, di schifezza.
Di questo parlo ai ragazzi di Cava dei Tirreni. Alla fine del dibattito sono stanco. Ritrovo il sorriso quando mi portano in camper a visitare una radio privata, una radio locale. Si chiama Radio Vostok. E’ il nome della prima missione spaziale sovietica con equipaggio umano. Trasmette in modulazione di frequenza e parla di diritti, di lavoro, di linguaggi. Rispondo a un’intervista al microfono. Parliamo di comunicazione e politica. Qualcuno mi informa che Velardi, del Pd sta facendo la campagna pubblicitaria della Polverini e di De Luca. Mi chiedono che ne penso. Penso che questo è il bipolarismo degli affari: stesso pubblicitario, stessa politica.
(16 marzo 2010)
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