Fiducia, un teatrino indecente
Da vomito. Non troviamo altre parole per commentare lo spettacolo che si è consumato alla Camera dei deputati sulla dichiarazione di Berlusconi. L’uomo che voleva distruggere il teatrino della politica ha letto un testo, da altri scritto, dove si mischiavano le peggiori orazioni del peggior doroteo veneto degli anni sessanta e settanta e il ghigno di Meckie Messner, lo spregiudicato ribaldo protagonista dell’Opera da tre soldi, solo che qui i soldi che giravano erano ben più di tre.
Perla tra le perle questa: "Torniamo a rispettare l’avversario, lasciamo alle spalle l’odio, i residui della guerra fredda, solo l’Italia resta vittima di un passato che non passa, in giro vedo troppo odio" così, testuale. Sopra di lui, immobile, vitro, stava il presidente della Camera, Fini, l’uomo che aveva subito uno dei tanti pestaggi mediatici di questi anni. Berlusconi ha ottenuto la fiducia, ma non ha vinto, lo scontro finale è solo rimandato.
Purtroppo per Fini, invece, non sarà facile spiegare all’esterno il perchè di questo voto, arrivato al termine di un duello spietato, drammatico, condotto anche e soprattutto dagli schermi delle tv. Sì, certo, le spiegazioni non mancano: Futuro e libertà non è ancora pronta per le elezioni, con questa legge elettorale e con questo conflitto di interessi si rischia di consegnare l’Italia a un regime ancora più pericoloso, si rischia, si rischia, si rischia… ma lo scarto tra le parole e le cose è ancora troppo forte, in questo scarto potrebbero buttarsi, ancora una volta, Berlusconi e la Lega, capaci di coalizzare i peggiori istinti e di aizzare ogni paura, di alimentare gli incubi.
Non sappiamo cosa faranno Fini e i suoi, probabilmente si leccheranno le ferite in attesa di riprendere il duello, sino a quando uno dei due sfidanti non deciderà di staccare la presa e di andare al voto.
Nel frattempo a restare senza corrente sarà l’Italia e gli italiani, per queste ragioni sarà bene non perdere neppure un secondo e cominciare a mettere insieme le opposizioni politiche, sociali, sindacali, lasciando fuori dalle porte ripicche e gelosie che rischiano di portarci alla rovina economica, sociale, etica e ciascuno decida le sue priorità.
Non è in discussione un articolo della Costituzione, ma tutta la Costituzione, anche per queste ragioni l’associazione articolo 21 sarà sempre comunque e dovunque saranno convocate manifestazioni e iniziative che mettano al centro la legalità repubblicana, la questione sociale, la tutela dell’autonomia della giustizia e dell’informazione, contro ogni interferenza, contro ogni conflitto di interesse.
Giuseppe Giulietti
(30 settembre 2010)
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