La Repubblica è in pericolo
Anticipiamo il testo della nota ai lettori che apre il in edicola da oggi, venerdì 27 novembre.
di Paolo Flores d’Arcais
AI LETTORI
Questo numero di MicroMega esce in un momento drammatico per la storia della nostra Repubblica. La volontà di calpestare la Costituzione da parte di Berlusconi è ormai irrefrenabile e senza più alcuna foglia di fico. Viene detto apertamente, con totale impudicizia, che Berlusconi non deve essere processato, costi quel che costi.
Ora, un politico «legibus solutus», sciolto da dovere di obbedire alle leggi, significa l’abrogazione pura e semplice della democrazia liberale e il ritorno al regime vigente in Europa tre secoli fa. Di fronte a tanta enormità lascia sgomenti la pochezza delle reazioni, dell’indignazione, della decisione a mobilitarsi.
La Repubblica è in pericolo, e sentiamo il segretario del Pd gingillarsi per settimane in distinzioni da azzeccagarbugli sulla partecipazione ad una manifestazione che ha la più semplice e doverosa delle parole d’ordine, «ora basta!», e il più moderato e irrinunciabile dei contenuti, la difesa della Costituzione (naturalmente, speriamo che quando questo numero uscirà, Bersani abbia maturato una scelta meno cerchiobottista).
E vediamo accreditato come salvatore della patria l’onorevole Gianfranco Fini, che nei confronti dell’eversore Berlusconi si limita ad alternare gesti di fronda e riaffermazioni di fedeltà, come se fosse possibile contemporaneamente stare dalla parte della legalità (e magari di una «destra alla Borsellino»!) e non rompere e contrapporsi a chi della legalità fa strame da anni, e ormai con una accelerazione esponenziale.
Ecco perché abbiamo appoggiato toto corde la che tra una settimana si svolgerà a Roma, nata sul web per iniziativa di alcuni cittadini senza appartenenze di partito, e oscurata su tutti i media che contano (tv-unica, ormai in stile putiniano).
Ecco perché – con esito davvero mediocre e che non va a onore del giornalismo di questo paese – a tutti i principali quotidiani italiani, perché offrissero agli organizzatori della manifestazione uno spazio fisso sui rispettivi siti, che almeno in piccola parte risarcisse la democrazia del vulnus della disinformacija televisiva permanente.
Speriamo che una grandiosa riuscita della manifestazione del 5 dicembre sia l’inizio di una fase nuova nella resistenza democratica al regime putiniano di Berlusconi, speriamo soprattutto che le centinaia di migliaia di cittadini che si stanno mobilitando non pensino di delegare ai partiti i momenti successivi, anche istituzionali, anche elettorali, della lotta in difesa della Costituzione.
Non rinuncino a inventare le forme organizzative – inedite, a geometria variabile, non partitocratiche – per continuare a essere i protagonisti di questo impegno. Finché c’è lotta c’è speranza.
(27 novembre 2009)
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