Fine-vita, la “sharia” del Governo contro l’habeas corpus

Roberta De Monticelli

Mi associo all’ di MicroMega perché tutta l’Italia civile si ribelli all’istituzione della “Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi” il 9 febbraio prossimo.
E’ chiara a chiunque abbia un po’ di logica e un po’ di etica la differenza fra chiedere una legge che tuteli il diritto di ciascuno a decidere se accettare o rifiutare un trattamento medico in situazione terminale, anche attraverso direttive anticipate, e imporre a ciascuno per via di legge una sopravvivenza forzata.

L’istituzione di una “Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi” sembra invece accettare in pieno la logica della contrapposizione fra un “partito della vita” e un “partito della morte”. Una falsità vergognosa, che anche a livello giuridico provoca distorsioni concettuali assurde, come quella che oppone la “libertà” e il “diritto alla vita”. L’assurdità salta agli occhi se si pensa che un diritto è precisamente una libertà (limitata dal pari diritto altrui), e non un dovere. Mentre a opporsi a una libertà civile elementare come l’habeas corpus sarebbe soltanto il dovere di vivere, a ogni costo e sotto ogni condizione, che sarebbe imposta da un’assurda nuova sharia, se mai dovesse passare il Disegno di Legge che il Governo aveva presentato ai tempi del caso Englaro.

A proposito di partito della vita e partito della morte. Ognuno ricorda l’anti-inferno dantesco, il luogo degli ignavi. La parola non è dantesca. Siamo noi a sottolineare la loro pochezza, la viltà. Ma si tratta della gente che in definitiva non ha mai preso sul serio la vita in ciò che ha di più essenziale per la persona umana: l’esperienza morale. “Questi sciagurati che mai non fur vivi”, scrive infatti il Poeta. Quelli che precisamente non vogliono distinguere il giusto dall’ingiusto, la vittima dal carnefice. Quelli che chiamano entrambi “estremisti”.

Ce ne erano a bizzeffe durante i casi Welby ed Englaro. Favoleggiavano appunto di opposti estremismi. Sono tornati. Arrivano ad essere ormai maggioranza nel dibattito pubblico italiano. Cerchiobottisti metafisici, scettici morali votati infine a un cinismo che usa un linguaggio estremo: eppure si autodefiniscono moderati.
E’ vero, ce ne sono oggi sempre di più che ridiventano ignavi, nella forma moderna dei “terzisti”. Non si decidono più, per paura che vinca il partito avverso. Ma nell’oscurità e nell’urlio confuso prosperano, sempre più numerosi…

(6 dicembre 2010)

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