Fini e il “giustizialismo” di destra
Paolo Flores d’Arcais
, il Fatto quotidiano, 24 ottobre 2010
Nei giorni scorsi le testate della galassia-Fini, cartacee e web, dal Secolo d’Italia a FareFuturo, sono state sommerse da messaggi di lettori-militanti inviperiti per il duplice sostegno dei gruppi parlamentari di Futuro e libertà alla politica berlusconiana contro la giustizia: impunità preventiva per l’ex ministro Lunardi (imputato di corruzione assieme all’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe) e impunità tombale per Berlusconi con lo scudo Alfano. È stato detto che con questa “rivolta” è nato il giustizialismo di destra.
Nel caso, era ora. “Giustizialismo”, infatti, è l’etichetta che i lacchè del regime putiniano di Arcore usano come marchio di obbrobrio nei confronti dei veri garantisti, quelli che sostengono l’eresia “empia e nefanda” che la legge è eguale per tutti, che garanzie e severità devono essere assolutamente le stesse per l’ultimo scippatore e per il primo cardinale, per il rapinatore e per il padrone delle ferriere o del vapore. In un paese civile, perciò, dovremmo essere tutti “giustizialisti”.
La destra d’antan, del resto, sbandierava “law and order”, non la “libertà ” mannara per ladri, mafiosi e cricche di appaltatori avidi fino al crimine. Una destra che si vuole “europea” e “civile” l’intransigenza in fatto di legalità dovrebbe iscriverla nel proprio Dna. Perché la legalità è una questione prepolitica, in una democrazia normale (e perfino “normalmente” in crisi) dovrebbero difenderla senza se e senza ma tanto la destra che la sinistra che il centro.
Ci si dovrebbe dividere sul fisco, se flat tax o imposta progressiva, come destra e sinistra negli Usa, ma che poi gli evasori debbano andare in galera è in quel paese un impegno comune. E non parliamo di chi trucca i bilanci o truffa i risparmiatori, si prende anche duecento anni di carcere (nell’Italia di Berlusconi invece si depenalizza). O di chi pratica la “ostruzione di giustizia”, reato in America gravissimo (qui da noi Berlusconi ti garantisce il seggio in Parlamento).
La destra di Fini non può perciò illudersi di continuare a praticare sulla legalità il “mare” tra il dire e il fare. Non può annunciare solenni assemblee nazionali sulla legalità per i primi di novembre e ripetere la solfa che Berlusconi deve essere protetto contro la “persecuzione” dei giudici. Perché gli unici magistrati politicizzati sono proprio i “suoi”, quelli della P3. Sulla legalità Fini si è costruito una popolarità rapida e rigogliosa. Effimera e da boomerang, se sarà incoerente: finirebbe come il due di briscola.
(25 ottobre 2010)
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