Fini, se non ora quando?

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"In Italia c’è troppa libertà di stampa", Berlusconi dixit.

"La libertà di stampa non è mai troppa", Fini dixit.

Non occorre essere dei viscerali antiberlusconiani per constatare che si tratta di posizioni antitetiche, incociliabili, sul piano del metodo e del merito. Sarà appena il caso di ricordare che Fini ha voluto scandire queste parole in occasione della relazione annuale della Autorità garante delle comunicazioni. Ha dunque scelto una occasione formale, istituzionale, di quelle che conferiscono un valore speciale alle cose dette e scritte.

Nella stessa occasione persino il presidente dell’Autorità, professor Calabrò, in genere prudentissimo, ha ritenuto di segnalare come la legge bavaglio rischi di comprimere la libertà di informazione. Le stesse parole, forse con un pizzico di energia in più, erano state scritte e lette dal professor Pizzetti, presidente dell’Autorità per la privacy.

Non ci vuole una grande immaginazione per comprendere quale sarà il giudizio che i tribunali, la Corte costituzionale, la Corte europea, daranno di questa legge della vergogna.

Per queste ragioni ha perfettamente ragione Paolo Flores d’Arcais quando invita il presidente Fini a compiere una scelta netta, a dare conseguenza alle sue prese di posizione, ad archiviare quanto prima un’esperienza di governo che sta colpendo a morte quei valori di legalità repubblicana che il medesimo Fini colloca, sempre e comunque, pone al centro dei suoi interventi pubblici.

Non vogliamo tirare la giacca a nessuno, per usare una brutta espressione, ma dopo le parole pronunciate dai presidenti delle autorità, dal procuratore Grasso, dai magistrati antimafia, dalle associazioni internazionali e nazionali degli editori e dei giornalisti, sarebbe forse il caso che il presidente Fini, nei modi e nelle forme che riterrà più opportune, potrebbe e dovrebbe reclamare non solo e non tanto il rinvio a settembre del bavaglio, quanto il ritiro di un testo che non può essere emendato perchè concepito solo e soltanto a protezione degli interessi più oscuri di una ristretta cricca di persone.

Del resto, come direbbe Di Pietro, che c’azzecca un signore, Fini, che ha sempre onorato la memoria dei Falcone e dei Borsellino con chi ricorda con commozione l’amico mafioso Mangano?

Se non ora, quando, presidente Fini?

Giuseppe Giulietti

(8 luglio 2010)

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