Firme e regole, un nuovo strappo costituzionale

Gianni Barbacetto

, da societàcivile.it/blog

Nella notte di venerdì 5 marzo 2010 si è consumato un nuovo strappo istituzionale, un ulteriore smottamento costituzionale. Il governo Berlusconi ha salvato per decreto le liste di centrodestra bocciate a Milano e Roma. E il capo dello Stato ha firmato. Un vulnus alla democrazia destinato a entrare nella storia. Perché in democrazia la forma è sostanza. Appellarsi alla sostanza (come faceva il giacobinismo, come faceva il comunismo), mortificando la forma, ottiene il risultato di negare la sostanza della democrazia, per cui le regole sono uguali per tutti. Dalla notte del 5 marzo 2010 sono "più uguali" per chi è al governo, per chi "ha ragione", per chi ha i voti…

Le liste bocciate sono state escluse non per un complotto (degli avversari politici? dei radicali? dei giudici?), ma perché irregolari. A Milano, partiti, correnti e gruppi del centrodestra hanno litigato ferocemente per i nomi da candidare fino a poche ore dalla consegna del listino Formigoni. Poi non hanno avuto più tempo per raccogliere le firme. Hanno messo insieme rapidamente fogli con timbri strani, firme raccolte su fogli in bianco… La Lega, indignata perché il loro uomo (Andrea Gibelli) era stato messo non al numero due, come promesso, ma al numero sette, ha boicottato la raccolta firme.

A rivelarlo, sono le loro stesse dichiarazioni. Ignazio La Russa: «I leghisti ci avevano promesso 500 firme e all’ultimo momento, alle 2 di notte di venerdì, ce ne hanno portate 300, di cui solo 30 autenticate». Giancarlo Giorgetti: «Abbiamo ricevuto il listino solo all’ultimo momento. E con un ordine di candidature che non ci aspettavamo: il nostro Gibelli, per esempio, doveva essere al secondo posto, invece lo hanno messo al settimo».

Ma non ci sono solo i contrasti Lega-Pdl. Ci sono conflitti sordi anche dentro il Pdl, tra ex Forza Italia ed ex An, ma soprattutto tra "laici" e "ciellini": Massimo Buscemi (vicino a Cl) indica subito come "colpevole" Stefano Maullu, responsabile elettorale del Pdl in Lombardia ed esponente dell’area "laica" dell’ex Forza Italia. Quel Maullu che, a una richiesta d’aiuto per la presentazione delle firme proveniente dal vicecoordinatore regionale Massimo Corsaro (ex An), aveva risposto: «Ho altro da fare». È poi generale il malumore nei confronti dei candidati imposti da Silvio in persona, di quello che ormai è chiamato il "partito dei raccomandati": l’igienista dentale di Silvio Berlusconi (Nicole Minetti), il fisioterapista del Milan (Giorgio Puricelli), il geometra di Arcore (Francesco Magnano)…

«Oggi il Pdl è un partito fatto di bande», dice impietoso un ex assessore di Forza Italia, Guido Della Frera. «È un esercito dove tutti si sentono generali e nessuno vuole fare più il sergente». Ma ora, a pagare il conto degli errori politici di una federazione di bande in lotta tra loro, sarà la democrazia repubblicana.

(6 marzo 2010)

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