Flores d’Arcais: “Opposizioni via dal Parlamento. Ci vuole una nuova Pallacorda”
Alessandro Trocino
Intervista a Paolo Flores d’Arcais , Corriere della Sera, 20 gennaio 2011
ROMA — Sostiene Paolo Flores d’Arcais, direttore di MicroMega, che «continuare a discutere se Berlusconi possa ancora governare è privo di senso». E che l’opposizione dovrebbe abbandonare il Parlamento e dare vita, insieme alla società civile a un governo ombra.
Giudica così grave la situazione?
«Esiste una malattia neurologica per cui il paziente non avverte nessun tipo di dolore. Sembra una malattia "felice", ma è pericolosissima. L’Italia è, grazie alla disinformazione mediatica, e alla mancanza di una vera opposizione, completamente immersa in questa sindrome. Se al posto di Berlusconi immaginiamo Obama e Zapatero, sarebbero ancora al governo? Impensabile» .
Vuol dire che tra gli italiani c’è troppa acquiescienza?
«La parte democraticamente coerente e ancora lucida della società civile ha continuato a reagire e amanifestare. Poiché siamo arrivati a uno stato di eccezione ho proposto una risposta simbolica di eccezione: che le opposizioni escano dal Parlamento, si riuniscano in una "Pallacorda", come il famoso Terzo Stato, insieme alle forze vive della società civile e diano vita a un governo ombra di lealtà costituzionale e salvezza nazionale».
Cosa significa, concretamente, «uscire» dal Parlamento?
«Vuol dire lasciare il minimo di deputati per chiedere costantemente la verifica del numero legale, fare eventuali "incursioni", se si apre uno spiraglio di bocciatura per il governo. E per il resto dare visibilmente forma a un’altra Italia e alle sue lotte».
Insomma, un nuovo Aventino. L’altra volta, dopo il delitto Matteotti, non andò bene e il fascismo prese il potere completo. «Non lo chiamo Aventino. Qui si tratterebbe di una mobilitazione generale pacifica di tutte le energie del Paese, a partire da un grande gesto simbolico, che non a caso richiama il momento fondativo della democrazia in Europa, due secoli e mezzo fa».
Lei paragona il berlusconismo al fascismo?
«Non è il fascismo tradizionale, perché manca, al momento, la violenza squadrista. Ma il berlusconismo è già l’equivalente funzionale e postmoderno del fascismo, cioè della volontà di distruzione della democrazia liberale, che è anzitutto balance de pouvoirs e "governo limitato"».
Ma in Italia vige ancora la Costituzione e c’è un sistema giudiziario che funziona, pur tra le difficoltà. Non le sembra di esagerare?
«Direi il contrario. È come il personaggio di Cetto La Qualunque: poteva sembrare eccesso di satira, oggi Albanese stesso ammette che Cetto, di fronte alla realtà, è un moderato».
Lei parla di rivoluzione francese e dell’assemblea della Pallacorda. Ma allora il Terzo Stato rappresentava la stragrande maggioranza dei francesi. Qui il berlusconismo è arrivato democraticamente al potere con una larga maggioranza.
«Anche Mussolini e Hitler stravinsero delle elezioni. Perché ci sia democrazia liberale, è necessario innanzitutto che non vi sia il controllo governativo dell’unica risorsa informativa che oggi conti, la televisione. Con Berlusconi questo controllo è da anni totalitario».
Chi potrebbe essere il nuovo Mirabeau, il leader del Terzo Stato che guida la sedizione democratica dal berlusconismo? «Nessuno nel ceto politico. Dieci anni fa avrei detto Borrelli e Cofferati. I grandi leader nascono anche attraverso i grandi movimenti di lotta democratica».
(20 gennaio 2011)
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