Gaber, una vita controvento

Andrea Scanzi

Questo è un libro bellissimo.
L’unico difetto che ha è il peso, più o meno 7/8 chili. Il rischio di slogarsi polsi e clavicole è assicurato. Ci si può però, anche e soprattutto, slogare la testa. Cioè il cervello. Troppi pensieri, dentro. Troppi palpiti del cuore e alambicchi della ragione. E provocazioni. E invettive. Tutto un navigare controvento. A bordo di una nave. Che essendo una nave è abbastanza normale che vada in mare (cit).

Gaber – L’illogica utopia è il libro definitivo sul Signor G. Onore a Chiarelettere, che già aveva regalato anni fa un prodotto analogo su Fabrizio De André & Pfm. Libro definitivo perché l’ha scritto il diretto interessato. Guido Harari, che ha curato l’operazione con la collaborazione della Fondazione Giorgio Gaber, si è limitato a riportare le dichiarazioni rese da Gaber in più di quarant’anni di carriera.

Ci avevano provato anche altri, ad esempio Micaela Bonavia in Frammenti di un discorso, ma la casa editrice era molto più piccola e – soprattutto – in quel caso non c’erano gli scatti di Harari. Istantanee che restituiscono al lettore a figura esile ed aquilina di un autore capace di riempire sistematicamente il palco nonostante un fisico a scomparsa. Quasi che la sua dirompenza facesse leva sull’apparente gracilità: quasi che nascesse sempre tutto da “dentro”. Un dentro alimentato dalle infinite conversazioni con Sandro Luporini. L’unico, o quantomeno il primo, che avrebbe diritto di parola su Gaber e il gaberismo. Per questo, Sandro, non parla: le squallide interpretazioni postume le lascia ad altri.

Cinquantanove euro, non poche, per un libro prezioso. Ritratti in bianco e nero si alternano a riflessioni fulminanti. Il percorso di Giorgio Gaber, dal successo televisivo alla scoperta del Teatro-Canzone, è coperto in ogni suo snodo. Dalla vicinanza con la scuola di Adorno alla stima per Cèline e Pasolini, dal “noi” dei primi Anni Settanta alla rottura con una sinistra che già allora aveva abiurato. Dal teatro d’evocazione degli Ottanta alla riscoperta della politica dopo Tangentopoli. Fino agli ultimi due dischi in studio.

Se abbiamo già sperimentato quanto possa fare male una dittatura militare, non sappiamo ancora quanto possa fare male la dittatura della stupidità”. E’ solo una delle molte frasi racchiuse nel volume. Una delle tante profezie suo malgrado.
Dal Primo Gennaio 2003 c’è un silenzio assordante, in questa Italia al livello minimo di coscienza. Questo libro, monumentale in tutti i sensi, aiuta a sentirsi meno soli. Meno sordi. Meno vuoti.

Gaber – L’illogica utopia, a cura di Guido Harari (Chiarelettere, pp 318, Euro 59)

(19 gennaio 2011)

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