Giorgino e la Costituzione

Alessandro Gilioli

da Piovono rane

Leggo con piacere che Napolitano sta mettendo dei paletti ad Alfano, per poter firmare la legge sul legittimo impedimento.

Quali paletti?

Il Capo dello stato chiede in cambio che non passi la norma salva mafia sui pentiti e che questa cosa del legittimo impedimento duri solo quanto basta al varo del Lodo-Alfano bis in versione costituzionale.

Splendido, geniale.

In altri termini, Napolitano è cascato con le mani e con i piedi nella trappola che gli ha teso Berlusconi: proporre norme ancora più disgustose (la salva-mafia) per far passare quella un po’ meno devastante (il legittimo impedimento); e promettere di cavare presto lo stesso Napolitano dagli imbarazzi, cambiando la Costituzione – cosa su cui il presidente non potrebbe che tacere.

Ora diventa chiaro anche perchè l’altro giorno due avvocati di Berlusconi hanno proposto la salva-mafia: per farsela bocciare. E ottenere in cambio il via libera sul legittimo impedimento. Insomma i due peones sono stati mandati a farsi saltare sulle mine per difendere il carrarmato davanti al quale marciavano.

Un vecchio sistema di Berlusconi, usato fin dai tempi della legge Mammì: chiedere mille per ottenere cento.

Seguendo questo principio, se un domani Berlusconi proponesse di internare in un lager tutti gli ebrei, gli zingari i comunisti e gli omosessuali, Napolitano inizierebbe una bella trattativa per ottenere che invece si internino solo gli zingari omosessuali, convinto alla fine di aver ottenuto un successo.

E non c’è bisogno di entrare troppo nelle technicalities per capire quanto Napolitano stia sbandando.

Per l’articolo 74 della Costituzione «il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere, chiedere una nuova deliberazione».

Non si specifica, nella Carta, quali siano i motivi che possano portare il capo dello stato a un rinvio, e quindi in teoria gli si lascia un ampio margine.

Tuttavia nei lavori della Costituente è emerso chiaro quello che i Padri della Repubblica intendevano, secondo le parole che pronunciò in aula il liberale Bozzi: «Il Presidente può rimettere la legge votata dalle Camere alle Camere stesse perché rimeditino. In quali casi ciò può avvenire? Può avvenire per ragioni di legittimità, per non perfetta formazione della legge, e può avvenire anche per ragioni di merito. Noi abbiamo votato che il Presidente della Repubblica deve essere supremo garante e custode della Costituzione. Ora, può anche darsi che una legge votata dal Parlamento, non interpreti esattamente, sia in contrasto con una norma della Costituzione. E noi vogliamo negare a colui che abbiamo definito il garante e custode della Costituzione, di dire al Parlamento: “Badate, che questa legge, secondo il mio punto di vista, non è in armonia, ma è in contrasto aperto con la norma costituzionale?”».

In altri termini, «il Capo dello stato può rimandare alle Camere per una rilettura quando vi siano apparenti violazioni della Costituzione» (Ottanelli).

Insomma non c’è alcun bisogno che la legge sia “manifestamente incostituzionale”: il giudizio di merito definitivo, su questo, lo può dare solo la Consulta. Ma basta che una legge presente una “possibilità di incostituzionalità” perché il Presidente della Repubblica la rinvii alle Camere.

E quanto sta accadendo con il legittimo impedimento, che cos’è?

Basta leggere l’articolo del costituzionalista Vittorio Grevi sul Corriere di oggi: «Questa legge è in netto contrasto con i principi della nostra Carta costituzionale».

“Netto contrasto”: qualcosa di più di un dubbio, insomma. E quanto basterebbe e avanzerebbe perché il Capo dello Stato esercitasse le funzioni previste dall’articolo 74 della Costituzione.

E se è vero che dopo una seconda approvazione della Camere Napolitano dovrebbe firmare per forza, è anche vero che un rinvio motivato alla Camere sarebbe un segnale politico molto forte.

Che tuttavia il Presidente non sembra intenzionato a inviare. Preferendo “mediare” con Alfano per ottenere un “male minore”.

Si noti bene che questa della “mediazione” sulle leggi da approvare è una prassi non prevista dalla Costituzione (sebbene esercitata anche da altri presidenti in passato).

In altre parole, il presidente non sta esercitando una sua funzione prevista dalla Costituzione (il rinvio alle Camere) e ne sta esercitando una non prevista dalla Costituzione (la trattativa con Alfano).

E’ dunque solo per timore dei parental control su Internet che non chiudo questo post su quella che dovrebbe essere l’opportuna destinazione dei “paletti” di cui sopra.

(4 febbraio 2010)

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