Giornalismo e politica: su Enrico Mentana e Beppe Grillo
Angelo Cannatà
Ha fatto bene Mentana a contestare Grillo che – nel suo blog – attaccava l’universo intero del giornalismo italiano. Le testate giornalistiche (cartacee, televisive, via web) non sono tutte uguali. Di più: è assurdo pretendere di giudicarle attraverso un tribunale popolare. Ciò detto, l’uscita del leader pentastellato e il suo post scriptum (che ricuce col direttore del Tg-La7) vanno letti con attenzione. Grillo procede per provocazioni, è troppo intelligente per non sapere che i tribunali del popolo appartengono al lato oscuro della Storia. Urge ragionare.
È in atto un attacco ben orchestrato – il presidente dell’Antitrust, Pitruzzella, propone “agenzie pubbliche dei Paesi Ue” – contro la libera circolazione delle idee online. Naturalmente la cosa non viene detta così chiaramente e si parla (“le parole servono anche per nascondere”) di agenzie di difesa contro le fake news, le “bufale” della rete. L’obiettivo (vero) è la censura del web. Perché? Perché la rete è il luogo in cui più forte è il distacco/la presa di distanza dei cittadini dalla cosiddetta “classe dirigente”.
La convinzione – molto diffusa in rete – è che politici, imprenditori, banchieri, eccetera, non abbiano saputo governare la crisi. Lo si dice talvolta male e con insulti, ma il senso è questo: non abbiamo più fiducia in chi ci ha dato, in un decennio, crisi economica, disoccupazione, insicurezza nelle città, corruzione e demagogia. Basta. Dalla rete (e dalle elezioni amministrative) emerge un desiderio di cambiamento e si guarda al M5S – nonostante i suoi limiti – con ragionevole speranza.
A questa speranza – così pensano lorsignori – occorre tarpare le ali. Come? 1. Amplificando gli errori della Raggi a Roma e distruggendo l’immagine dei 5Stelle. 2. Censurando internet con provvedimenti governativi: se il popolo ragiona con la propria testa – e legge, s’informa sul web – occorre controllarlo. Supervisione. Creazione di un comitato governativo della verità. Non è così che si fa in democrazia? Qualcuno ha scritto: molti politici dovrebbero leggere Orwell. Errore. L’hanno letto e trovano perfetto – incredibile! – ciò che egli, invece, denuncia: l’idea che il Potere decida ciò che è vero o falso.
Ecco, se non si valuta che lo scontro in atto riguarda temi di questa portata – con colpi bassi e sofismi sulla post verità – non si comprende la reazione di Grillo. Volete censurare il web? Sono i vostri giornali – produttori di notizie false – a dover essere giudicati, proprio dal popolo che volete ridurre al silenzio. Una provocazione, appunto.
Mentana era pronto alla querela. Giusto, per la difesa della sua professionalità; il post scriptum di Grillo gliela riconosce, tra i Tg il suo è il più obiettivo. Ma non è questo il punto: fondamentale è il dato politico: Grillo, sparando nel mucchio (e inventandosi il tribunale del popolo) provoca per evidenziare un principio irrinunciabile: la libertà conquistata dai cittadini con internet non si tocca. Questo è il tema. Questo è ciò che resterà quando – magari con un’intervista a Grillo nel Tg di Mentana – l’incidente di percorso sarà definitivamente superato ben oltre la rettifica sul blog.
L’Italia è in una fase delicata della sua storia. L’esito del referendum mostra che la maggioranza del Paese difende i valori della Resistenza. Il processo in atto verso una svolta politica nazionale va favorito attenuando le polemiche: bene il Codice etico sugli avvisi di garanzia; no al controllo della libertà in nome di una presunta verità governativa o popolare. Non è tempo di Minculpop. Si guardi alle elezioni senza dare argomenti agli avversari, si cerchino nuove alleanze nella società civile: nel cuore dei cittadini la voglia di cambiamento ha già vinto, urge non commettere troppi errori approssimandosi alla meta.
(5 gennaio 2017)
CREMASCHI Il Regime vuole il monopolio delle bufale. Giù le mani dalla Rete!
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