“Giovani senza lavoro”. Due poesie inedite di Valerio Magrelli
Valerio Magrelli
Valerio Magrelli anticipa a MicroMega il testo di due delle poesie che leggerà e commenterà nel suo intervento al "Festival della Mente" di Sarzana domenica 5 settembre, alle ore 19.00, presso il Chiostro San Francesco.
Per l’incontro previsto il 5 settembre all’interno del "Festival della Mente" di Sarzana, ho scelto come titolo "Poesia e cronaca: le parole della tribù". L’espressione si riferisce a un capitolo del mio ultimo libro, Disturbi del sistema binario, nel quale cercavo di affrontare temi di natura squisitamente civile.
Devo premettere che, nel giro di trent’anni, il mio percorso poetico è stato piuttosto particolare. Infatti se nella raccolta d’esordio, uscita intorno al 1980, mi occupavo di temi gnoseologici o filosofici, la mia scrittura si è andata spostando sempre più verso forme di denuncia, o meglio, di indagine della realtà politica. Detto altrimenti, e con grande approssimazione, è come se avessi cambiato maestro: da Francis Ponge a Bertold Brecht. E vediamo allora in che modo il poeta tedesco può essere utile oggi. Per farlo ho scelto di commentare una coppia di testi inediti, intitolato "Giovani senza lavoro".
Premetto che questo argomento ha un curioso rapporto con la poesia. Nel 1996 Viviane Forrester pubblicò da Fayard un saggio destinato a un enorme successo: L’orrore economico. La sua denuncia del cosiddetto “totalitarismo finanziario” si soffermò sui meccanismi della globalizzazione e del lavoro precario. Ebbene la forza del titolo scelto deve certo qualcosa al fatto di provenire nientemeno che dalle Illuminazioni di Arthur Rimbaud.
Di lavoro precario e di flessibilità si occupano due mie composizioni (scelte fra la ventina che leggerò a Sarzana) che vorrei presentare ai lettori di “Micromega”. In entrambe cerco di descrivere il perverso, innaturale rapporto fra i giovani e il denaro. Per meglio dire, tento di sottolineare l’invalicabile barriera che troppo spesso li separa da un giusto salario, ossia dalla raggiunta maturità. Il fatto che questa supplenza venga affidata quasi per intero ai genitori, complica ulteriormente i termini della relazione. Ecco perché lo stipendio, una volta trasformato in paghetta settimanale, agisce come un autentico veleno. Ecco perché il datore di lavoro, ricondotto alla figura paterna, blocca il loro sviluppo, fissandoli in una stagione di illimitata adolescenza. Senza lavoro fisso, ossia senza la possibilità di progettare un futuro degno di questo nome, i giovani cadono preda di un sortilegio, come una Biancaneve addormentata.
Nel secondo testo, invece, paragono la disoccupazione ad una vera e propria una malattia, che si insinua nelle loro giornate, svuotandole, ma anche nelle loro notti, fino a rendere falsi e vuoti i sogni che le animano. Così la loro vita appare “interrotta da prima”, dimidiata, amputata. Come anime in pena, condannate in un qualche girone dantesco, i disoccupati o i precari vivono in un eterno presente, che se li solleva da ogni responsabilità, è solo per condannarli a un’emarginazione mentale e sentimentale, prima ancora che lavorativa.
“Giovani senza lavoro”
di Valerio Magrelli
I
Giovani senza lavoro
con strani portafogli
in cui infilare denaro
che non è guadagnato.
Padri nascosti allevano
quella sostanza magica
leggera e avvelenata
per le vostre birrette.
Condannati a accettare
un regalo fatato
sprofondate nel sonno
mortale dell’età,
la vostra giovinezza,
la Bella Addormentata,
langue nel sortilegio
di una vita a metà.
II.
Giovani senza lavoro
chiacchierano nei bar
in un eterno presente
che non li lascia andar.
Sono convalescenti
curano questo gran male
che li fa stare svegli
senza mai lavorare.
Di notte sono normali,
dormono come tutti gli altri
anche se i sogni sono vuoti
anche se i sogni sono falsi.
Falsa è la loro vita,
finta, una pantomima
fatta da controfigure,
interrotta da prima.
(1 settembre 2010)
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