“Giù le mani dal Liberismo Doc!”. Critica Liberale “querela” gli economisti “Neoliberisti”
Pierfranco Pellizzetti
Alla Procura della Repubblica
presso il Tribunale di Roma
atto di denuncia – querela
che la rivista Critica Liberale presenta per conto dei professori De Viti de Marco Antonio (1858-1943), Einaudi Luigi (1874-1961), Pantaleoni Maffeo (1857-1924) e del signor Rossi Ernesto (1887-1976), titolari per l’Italia del noto e apprezzato marchio “liberisti”,
nei confronti
dei signori Alesina Alberto, Boeri Tito, Boldrin Michele (portavoce del sito internet NoiseFromAmerika), Debenedetti Franco, Giavazzi Francesco, Ichino Pietro, Lombardi Giancarlo, Manghi Bruno, Onofri Paolo, Ranieri Umberto, Rossi Nicola, Salvati Michele, Targhetti Ferdinando, Treu Tiziano e di tutti coloro ritenuti responsabili dei fatti che si andrà di seguito a esporre, previo accertamento della competenza territoriale.
1) I titolari legittimi del marchio “liberista” hanno svolto a lungo un’intensa opera scientifica e pubblicistica nel dibattito pubblico nazionale contro le “arciconfraternite del Potere” che, a partire dall’unità d’Italia, si sono dedicate mediante accordi collusivi occulti (cricche e cordate tra affaristi e pezzi corrotti della classe politica) al saccheggio proditorio del Bene Pubblico e alla devastazione irresponsabile dell’Interesse Generale. Accaparramenti dolosi e tendenzialmente illegali, allora realizzati grazie alle politiche protezionistiche che tutelavano inefficienza e posizioni privilegiate di rendita attraverso sussidi indebiti e azzeramento dei meccanismi della concorrenza. Nella logica – reiteratamente denunciata da Rossi Ernesto – di «socializzare le perdite e privatizzare i guadagni», posta in essere dai sempreverdi “padroni del vapore”;
2) mai e poi mai il Liberismo Doc – ciò il filone di pensiero che propugna la competizione in economia quale migliore guarentigia della Libertà e dell’accumulazione di ricchezza sociale – ha promosso approcci di tipo fondamentalistico nel dibattito economico. Anzi, come ebbe a scrivere l’autorevole esponente di detta scuola di pensiero Einaudi Luigi, «di fronte ai problemi concreti, l’economista non può essere né liberista, né interventista, né socialista ad ogni costo […]. Se la soluzione è liberistica essa s’impone non perché liberistica, ma perché più conveniente». Altrettanto orientato in questo senso, il collega De Viti de Marco Antonio profuse la sua grande scienza nell’evidenziare le deviazioni “concrete” della finanza come effetti del “fattore politico”;
3) in particolare, la lezione dei liberisti autentici è stata costantemente indirizzata a promuovere il Bene Comune, schierandosi dalla parte di chi lotta contro ogni forma di oppressione. In primo luogo il Lavoro e i suoi diritti, attraverso forme di mobilitazione collettiva che lo qualificavano come intrinsecamente “liberale”. Al contrario delle burocrazie sindacali e di partito (anche “di sinistra”), non meno degli imprenditori alla ricerca di protezioni;
4) a fronte di questi irrinunciabili tratti identificativi, i sedicenti e proclamatisi liberisti attuali, molto spesso definiti NeoLib, propugnano attraverso i mezzi di comunicazione di massa, ovvero giornali, televisioni, radio e siti internet politiche deregolamentative a tutto vantaggio della costituzione di nuovi monopoli privati, attraverso quella svendita del patrimonio dello Stato rivelatasi il vero “grande affare” nel passaggio dal XX al XXI secolo, e rinnovate forme di sfruttamento attraverso la precarizzazione del Lavoro occultate dietro la formula accattivante della flessibilità, che sono definite “liberiste”. Così facendo, assumono il ruolo di “agenti ideologici” di un Capitalismo inselvatichito, che distruggendo la cultura dei dirittiminaccia la Libertà e lo stesso patto di società; la civile convivenza democratica;
5) costoro si rivelano adoratori del Mercato, presunto fanaticamente come capace di autoregolarsi, dunque da sottrarre a ogni pretesa di controllo inteso come perniciosa “ingegneria sociale” (secondo quanto sproloquia il loro maestro, l’ideologo austriaco Friedrich Hayek). Sicché i bocconiani alla Giavazzi Francesco sostengono la funzione salvifica della finanza a dispetto di ogni riprova contraria; anche dopo il drammatico scoppio delle bolle speculative nell’autunno 2008. Mentre, nella versione “mercatista”, i NeoLib ribadiscono che tutto deve sottostare all’egemonia dell’economico («la società non esiste», teorizzerà un loro mito: la sfascia welfare inglese Margaret Thatcher, inveterata avversaria politica dei liberali inglesi). Tanto da affermare – per voce degli espatriati in Usa affiliati alla consorteria di “NoiseFromAmerika” – che «i diritti sono solo economici». Sia gli uni (i bocconiani finanzadipendenti) sia gli altri (gli americanisti da strapazzo) si confermano estremamente abili nel “gioco delle tre carte”, per cui ogni “fallimento delMercato” viene artatamente virato a “fallimento dello Stato”;
6) prigionieri del dottrinarismo astratto, si prodigano per smantellare le conquiste della stessa civiltà democratica, tanto da far sì che nell’attuale “mercato delle idee” lo scontro in atto può essere rappresentato come Liberismo VS. Liberalismo. Si cita al riguardo il caso del mercatista fanatico Boldrin Michele (quello che ha sottoscritto la lettera degli ottocento economisti Usa contro Barak Obama, sospettato di essere socialista solo perché voleva garantire assistenza sanitaria a tutti gli americani).
Boldrin ha propugnato su il quotidiano “Il Fatto” l’idea peregrina di finanziare l’istruzione con un ticket a disposizione delle famiglie che avrebbe un solo effetto: distruggere la scuola pubblica a vantaggio di quella privata e clericale (corriva nel promuovere chi paga,massima aspirazione degli assenteisti genitori italiani).
Del resto proposta malamente scopiazzata da quanto Comunione e Liberazione teorizza e persegue da tempo. Altre maldestraggini devastanti di tal fatta si devono al giuslavorista Ichino Pietro, il quale forniva copertura dottrinale al tentativo del governo Berlusconi, in combutta con la Confindustria, di aggredire diritti sociali con l’abolizione dell’art. 18 della Statuto dei Lavoratori (operazione poi non realizzatasi per la ferma risposta dei diretti interessati), che vieta il licenziamento senza giusta causa nelle imprese. Così facendo l’Ichino metteva a repentaglio un fondamento della Libertà quale l’associazionismo dei lavoratori.
D’altronde, in sintonia con l’economista Boeri Tito. Costui ha recentemente inneggiato su “La Repubblica” all’accordo tra Emma Marcegaglia (Confindustria) e Susanna Camusso (Cgil), che riproduce nelle relazioni industriali i meccanismi di espropriazione del diritti di voto già in auge nel sistema elettorale (il cosiddetto “Porcellum”);
7) alla luce dei punti sovra esposti, l’autoattribuzione del marchio “liberista” da parte dei NeoLib configura con tutta evidenza il reato di appropriazione indebita e/o di furto di identità. Inoltre la condotta tenuta dai Neolib integra gli estremi, per gli effetti profondamente denigratori e lesivi di una tradizione di ben diverso tenore che dall’accostamento temerario subisce un gravissimo danneggiamento, del reato di diffamazione a mezzo stampa.
ritenendo che i fatti, così come descritti, integrino i reati p. e p. dagli artt. 595, co. 3°, C.P. (diffamazione a mezzo stampa o con altra forma di pubblicità), 494 c.p. e 646 c.p., l’istante come sopra qualificato
denuncia – querela
affinché si proceda nei confronti di quanti ritenuti responsabili dei reati di cui sopra
in ogni caso la presente denuncia – querela ad ogni altra imputazione che l’Autorità Giudiziaria ravvivasse nei fatti esposti.
Con espressa riserva di costituirsi parte civile nell’eventuale giudizio.
(9 settembre 2011)
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