Grecia, il diktat del Financial Times: “No a Syriza, votate la destra”

Marco Zerbino

, da Atene

Asfalia. «Sicurezza». È la parola che torna con più insistenza nell’ultimo discorso della campagna elettorale di Antonis Samaras. Il giorno dopo l’adunata di Syriza a Omonia, è da Syntagma, la grande piazza su cui si affaccia il parlamento greco, che la destra di Nuova Democrazia lancia alla sinistra radicale la propria sfida per «salvare la Grecia». Diverse le facce, rispetto alla sera precedente, diversa la provenienza sociale dei partecipanti. Camicie stirate, signore ingioiellate e ragazze alla moda. Qua e là, qualche volto segnato da anni di lavoro. Decisamente più alta l’età media.

Il principale antagonista di Alexis Tsipras, solo al centro di un enorme palco dallo sfondo azzurro e di fronte a un mare di bandiere greche, parla per circa un’ora di Europa, crisi economica e immigrazione. Il messaggio che gli «azzurri» di Nd vogliono veicolare ai greci è molto chiaro: «questo non è un voto per questo o quel partito, ma un voto pro o contro la Grecia, un voto per dire se il nostro paese deve rimanere o no in Europa». Dunque il portavoce di Syriza, e con lui tutti coloro che si oppongono ai due memorandum di intesa che il governo greco ha stipulato con la Troika, secondo Samaras non sono altro che guastatori, una minaccia per il futuro della nazione.

Un buon assist al candidato premier di Nuova Democrazia è arrivato nelle ultime ore di campagna elettorale dal Financial Times, la cui edizione in lingua tedesca ha pubblicato ieri un articolo, scritto in greco, intitolato «Resistete al demagogo». Difficile non rimanere colpiti dall’estrema spregiudicatezza con cui il prestigioso quotidiano finanziario ha deciso di entrare a gamba tesa nel dibattito elettorale in corso in Grecia. Nel breve testo, il Ft-Deutschland afferma con estremo candore di avere un «interesse comune con la maggior parte dei greci: la permanenza del paese nella moneta unica». A tal fine, il quotidiano consiglia agli elettori di «resistere alla demagogia di Alexis Tsipras e di Syriza», raccomandando invece loro di appoggiare Nuova Democrazia. Ciononostante, lo stesso Ft è costretto ad ammettere che Nuova Democrazia è in gran parte responsabile (insieme al Pasok) del disastro economico attuale, ribadendo però che «la migliore soluzione per la Grecia è un governo di coalizione guidato da Antonis Samaras, non Alexis Tsipras».

Talmente plateale l’ingerenza, che lo stesso partito conservatore ellenico ha emesso un comunicato nel quale si legge: «I greci sono un popolo fiero. Sappiamo per chi votare. Fate le vostre “raccomandazioni” a qualcun altro». Ciò non toglie che la lettura del voto di domenica data dal Financial Times corrisponda in pieno a quella offerta da Samaras ai suoi sostenitori ieri sera, anche se il leader di Nd non ha perso occasione per declinarla in maniera più populista, per poter meglio interloquire con la pancia vuota del ceto medio impoverito dalla crisi. «C’è una lobby della dracma che sostiene Syriza: sono i nuovi oligarchi». Non è dato sapere se Samaras si riferisse ai banchieri e ai top manager, molti dei quali provvisti di un nome e un cognome, con cui i dirigenti del suo partito hanno sempre amato intrattenersi per discutere di affari e commesse pubbliche quando governavano il paese. Di sicuro c’è che Syriza e Tsipras non hanno mai parlato di uscita dall’euro, ma solo di una seria rimessa in discussione dei memorandum nel quadro di una critica di livello europeo alle politiche di austerità che stentano a far uscire il continente dalla crisi.

Ma Samaras ha tutto l’interesse a «depoliticizzare» il voto, a presentarlo come una sfida per la vita, una contesa fra i responsabili e le «teste calde», fra degli esperti uomini di stato e una banda di utopisti capeggiati da un ragazzino che, al massimo, ha fatto il rappresentante di istituto quando era al liceo. E in effetti, oltre e insieme a quello della sicurezza, è proprio il tema della responsabilità quello che viene più volte usato contro Syriza, soprattutto in relazione alla scottante questione dell’immigrazione e all’impellenza di far uscire il paese dall’impasse in cui è piombato con il voto del 6 maggio. «Se Tsipras farà entrare nel nostro paese milioni di clandestini, poi non potremo liberarcene facilmente». Non solo: «Syriza vuole un governo delle sinistre, ma poiché non potrà formarlo (data l’opposizione dei comunisti a questa prospettiva, ndr), qualora vincesse rischieremmo di dover tornare alle elezioni per la terza volta in due mesi, un lusso che non possiamo permetterci, perché sarebbe la fine della Grecia». Un eventuale esecutivo guidato da Nuova Democrazia agirebbe invece, secondo Samaras, come «governo di salvezza nazionale», un esecutivo «forte», «per il lavoro» e per una «società sicura».

Tante, forse troppe, le categorie di cittadini cui il principale partito della destra greca ha promesso qualcosa ieri sera. Rimettere in moto l’economia, consentire di risollevarsi alle grandi ma anche alle piccole e medie imprese (fondamentali in un paese dalla struttura produttiva estremamente frammentata come la Grecia), sostenere il potere di acquisto di pensionati e lavoratori. A tutti coloro, e sono tanti, che avevano una piccola attività prima della crisi, il leader di Nd ha detto che, in caso di vittoria, combatterà una vera e propria «guerra» per consentirgli di recuperarla. A chi vive di salario e pensione, ha promesso un progressivo ritorno alle condizioni pre-crisi. Non una parola, tuttavia, è stata spesa da Samaras per spiegare come sarebbe possibile una simile operazione senza rifiutare i memorandum, che considerano la diminuzione dei salari e delle pensioni un fattore di sviluppo e di competitività.

Che gli accordi stipulati dai governi di Papandreou e di Papademos con Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Unione Europea abbiano determinato negli ultimi due anni un calo verticale delle retribuzioni dei greci è un fatto che nessuno può contestare. Lo sapeva bene Dimitris Christoulas, il pensionato suicidatosi lo scorso aprile a piazza Syntagma dopo aver lasciato un biglietto in cui accusava la classe politica greca di aver mandato in rovina il paese svendendolo alle banche e alla Troika. E proprio ieri, la «maggioranza silenziosa» venuta ad assistere al comizio di Samaras non ha perso occasione per fare un po’ di rumore. Quando la folla ha abbandonato piazza Syntagma, si è scoperto che la lapide posta in ricordo di Christoulas nel punto in cui aveva avuto luogo il suicidio era stata divelta e spaccata dai sostenitori di Nuova Democrazia.

(16 giugno 2012)



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