Hollande nella direzione giusta

Wolfgang Munchau

, da Repubblica, 10 maggio 2012

I due più interessanti sviluppi delle elezioni di domenica scorsa in Francia e in Grecia sono l’ insistenza di François Hollande per una inclusione degli acquisti di titoli obbligazionari da parte della Bce e/o degli eurobond nel patto fiscale, e l’ ammissione da parte dei due partiti pro-austerità greci della necessità di rinegoziare l’ accordo sul debito. È solo un graduale spostamento delle politiche, ma è un cambiamento importante anche se non scatenerà la rivoluzione né risolverà la crisi.

Hollande mostra di avere una comprensione approfondita dei suoi obiettivi. È disposto a compromessi, ma dichiara anche che Berlino non può bloccare simultaneamente gli eurobond e gli acquisti di obbligazioni da parte della Bce. I commentatori, e mi includo tra loro, continuano a insistere sul fatto che una soluzione alla crisi, che ha ormai margini sempre più ristretti, può consistere solo in una qualche combinazione di monetizzazione del debito da parte della Bce con una conversione dei debiti nazionali in eurobond: esattamente la posizione da Hollande. I suoi consulenti capiscono la natura della crisi e questa è una novità nella politica europea. È interessante che in Italia la stessa pressione sia arrivata da destra: Renato Brunetta si è espresso a favore di una inclusione degli eurobond e dell’ attività della Bce nel mercato primario nel patto fiscale. È sano che con l’ emergere di questa opposizione organizzata sia stato finalmente spezzato un monotono consenso politico.

La rottura più spettacolare, quella greca, vede i leader dei due partiti pro-austerità, il conservatore Antonis Samaras e il socialista Evangelos Venizelos, ora favorevoli a una rinegoziazione dell’ accordo sul debito, ben consapevoli di non poter arrivare a una seconda tornata elettorale con lo stesso accordo. Il mio timore è che, almeno dal punto di vista economico, la proposta di Venizelos, spalmando l’austerità su tre anni invece che su due, non funzioni perché non contribuirebbe a risolvere la crisi ma solo a prolungare la sofferenza. Dal punto di vista politico, niente impedisce tuttavia che Syriza, il partito della sinistra radicale pro-euro/anti-austerità, superi Nuova democrazia e porti a casa anche il premio di maggioranza. In questo caso tutto può succedere. Syriza è favorito dall’ orientamento generale e, come voce più coerente dell’ opposizione di sinistra, potrebbe facilmente raccogliere i voti degli altri partiti della protesta. Uno sconvolgimento drastico della situazione si eviterebbe solo se Nuova democrazia conservasse la maggioranza relativa e il Pasok si riprendesse dal disastroso risultato di domenica ma, a questo fine, i due partiti devono assumere una posizione molto più decisa sul debito (innescando una nuova ronda di negoziati a Bruxelles, presto).

Le elezioni della scorsa settimana ci hanno insegnato una lezione positiva, a mio avviso: che le attuali politiche falliranno sul piano politico prima ancora che su quello economico. La crisi sarà risolta solo se si permetterà alle banche greche e spagnole e ad altre entità di rilievo sistemico iperindebitate di fallire nel contesto di un sistema in grado di emettere eurobond, e se la Bce si assumerà una parte dell’ eccesso di debito tramite acquisti obbligazionari. Non ci siamo ancora, neppure vicino, ma vedo un accenno di movimento nella direzione giusta.

(11 maggio 2012)



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