I predicatori del merito e i voli a Reggio Calabria
Emilio Carnevali
Non deve essere facile, per il mondo dell’università e della ricerca, ricevere lezioncine sul “merito” da una ministra che è dovuta volare a Reggio Calabria per superare l’esame di abilitazione all’albo degli avvocati. Era il 2001 e l’anno precedente nel capoluogo meridionale era stato registrato il primato nazionale degli ammessi agli orali: 93,4%, il triplo di Brescia (31,7%) e di Milano (28,1%), le città dove la Gelmini fino ad allora aveva sempre vissuto e lavorato. Dopo gli orali gli “idonei” risultarono proporzionalmente ancora di più: 806 a Reggio Calabria contro 144 a Brescia.
Facile capire perché la futura ministra scelse proprio quella come sede per il suo esame, soprattutto ora che conosciamo anche la valutazione del suo percorso universitario data direttamente dal relatore della sua tesi, il prof. Antonio D’Andrea, docente di Diritto costituzionale all’Università di Brescia: “Si è laureata almeno tre anni fuori corso con un voto di 100 su 110. Aveva scelto una tesi con un titolo accattivante ‘Referendum di iniziativa regionale’. L’argomento era bello, ma lei lo ha trattato in maniera davvero sciatta. Per quella tesi non ho voluto dare neanche un punto in più della media voti. Non soltanto per come era stata scritta, a tirar via, ma sopratutto per come la Gelmini venne ad esporla in sede di discussione”. Insomma, non certo il ritratto del brillante studente cui potremmo aspettarci dovrebbe corrispondere un futuro ministro dell’Istruzione.
Eppure la Gelmini non è la sola in questo strano paese ad avere ben pochi titoli per riempirsi la bocca della parola “meritocrazia”. Una parola che risuona molto spesso ai convegni della Confindustria e soprattutto dei Giovani di Confindustria (che sono nient’altro che i figli quarantenni degli industriali di Confindustria).
Il ruolo dello skill premium (il premio riconosciuto alla conoscenza e al capitale umano) all’interno del nostro mercato del lavoro è spesso trattato con un approccio molto ideologico e assai poco legato ai dati e ai fatti. Ideologico in primo luogo perché funzionale alla giustificazione politico-morale dei crescenti livelli di disuguaglianza che si sono registrati nel nostro Paese come in tutti i Paesi occidentali negli ultimi decenni. Se la causa di questa crescente disuguaglianza è da attribuirsi alla rivoluzione connessa alla Information and Communication Technology e al maggior premio conseguentemente corrisposto alle figure più dotate di capitale umano, è evidente che la maggior disuguaglianza sarebbe da un lato un fenomeno inevitabile, dall’altro frutto di assetti fortemente “meritocratici” e dunque funzionali a uno sviluppo che produce benessere per tutti.
Ma le cose stanno davvero così in Italia? No. Lo ha spiegato molto bene Maurizio Franzini in un libro di cui già abbiamo avuto modo di parlare su questo sito (Ricchi e poveri. L’Italia e le disuguaglianze (in)accettabili). Nel nostro Paese il differenziale retributivo dovuto all’istruzione è nettamente inferiore a quello che prevale nella gran parte dei paesi avanzati, e questo, si badi bene, a fronte di una percentuale di laureati sulla popolazione attiva molto più bassa (essendo l’“offerta” di laureati più scarsa, il loro “prezzo” dovrebbe essere più caro, secondo la ben nota legge della domanda e dell’offerta).
La verità è che qui da noi, come spiega Franzini, c’è una “domanda ridotta di competenze e conoscenze elevate da parte delle imprese, verosimilmente a causa della scelta di puntare su altri fattori per promuovere la propria competitività, quando si è costretti a migliorare quest’ultima e non si gode, invece, di qualche forma di protezione”.
Fra questi fattori c’è sicuramente da annoverare la dilagante precarietà e il conseguente abbattimento del costo del lavoro con cui si è cercato di compensare lo scarso investimento nella ricerca e nella qualità dei prodotti. Insomma, prima ancora che la nostra ministra Gelmini, è stato il nostro sistema industriale a “volare a Reggio Calabria” – cioè a cercare la facile scorciatoia – per far fronte alla competizione internazionale. Sarebbe davvero ora di piantarla con le prediche e di cominciare a far vivere concretamente il “merito” anche fuori dai convegni e dalle dichiarazioni per i Tg.
Il libro di Maurizio Franzini "Ricchi e poveri. L’Italia e le disuguaglianze (in)accettabili" (Università Bocconi Editore) sarà presentato domani, martedì 30 novembre, alle ore 18.00, presso la Libreria Feltrinelli (via V.E. Orlando 78/81, Roma). Interverranno: Maurizio Franzini (Università “La Sapienza” di Roma), Emilio Carnevali (MicroMega), Tonia Mastrobuoni (il Riformista).
(29 novembre 2010)
| Condividi |
MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.
