Idee cetriolo, sesso e politica

Guido Martinotti

Sempre più spesso vengono propinati come verità acquisite luoghi comuni diffusi da Arcore, che stanno in piedi solo perché ripetono cose già sentite e risentite alla fine diventando quelle che Gadda chiamava “idee cetriolo”: stupidaggini che vengono piantate lì perché il grullo le raccolga e se ne innamori come di cosa sua. Di recente, per contestare e contrastare l’immagine di vecchio frequentatore di prostitute, che il Primo Ministro diffonde attorno a se (anche senza le riprove delle intercettazioni) si è tirata fuori la spiritosa invenzione di una sinistra che è sempre stata per la libertà sessuale e ora la rinnega, per opportunismo.

Come i giornali non di servizio hanno cercato di dimostrare in molti importanti servizi sulla corruzione del berlusconismo, questa “idea cetriolo” denota la confusione mentale di una incultura passata attraverso gli anni sessanta senza capire la differenza tra un “love-in” e una “partouze” e che a tutt’oggi si porta dietro la cultura dei bordelli dei nostri nonni, costretti in un mondo patriarcale repressivo. La visione del ’68 come l’inferno da esorcizzare è un cavallo di battaglia della destra piccolo-borghese che adora Berlusconi, in un afflato che accomuna donne e uomini che, in questi giorni, per dare manforte al Cavaliere, hanno dovuto profferire le stupidaggini più inconsistenti, come quella, votata a maggioranza da una giunta del parlamento (e ora dalla Camera) che un uomo adulto e di normale intelligenza possa credere che una qualsiasi ragazzina con cui gli accade di intrattenersi sia la nipote di Mubarak, e (visto che ci crede) non ne informi i Servizi Segreti: un obbligo se veramente costui avesse agito nelle vesti di primo ministro e non di semplice “cliente”. E se Il Mossad o Hamas l’avessero fatta secca nel lettone di Putin? Insomma per salvare quella parte del corpo del Premier che dopo le descrizioni della Consigliera Regionale lombarda nessuno di noi vorrebbe vedere neppure in sogno, lo devono far passare per un cretino di proporzioni ciclopiche. Ormai costoro sono ridotti a una squadra che non riesce più a uscire dalla propria area di rigore, costretta per salvarsi a fare un corner dopo l’altro.

Tuttavia l’”idea cetriolo” della libertà sessuale tradita, elaborata dai geni di Arcore, non è del tutto stupida, perché va a pescare nella più scema, e perciò più impenetrabile alla critica, delle narrazioni arcoriane. Mentre la sinistra il ’68 l’ha digerito e dimenticato, e alcuni non sanno più nemmeno cosa fosse, Berlusconi ne ha capito subito il potenziale. “L’immaginazione al potere”? Non passa giorno che non ne inventi una nuova: “lo stato borghese si abbatte, non si cambia”? Lo sta facendo da quasi vent’ anni. “La famiglia aperta?” Apertissima. “La libertà sessuale?” Più liberi di così. “Le quote rosa?” Prima le scelgo e poi le metto in politica. “Fate l’amore, non la guerra”? Ha persino fondato il Partito dell’amore.

L’odio viscerale per il ’68 di persone come il ministro Gelmini, nata nel 1973, appartiene a questa reazione piccolo-borghese verso ogni critica al perbenismo, ma serve anche a mascherare ipocritamente un altro fenomeno: la liberazione dei costumi della fine degli anni sessanta è stata opportunisticamente commercializzata dai media, trasformando l’eros in porno da baraccone, mescolandolo al machismo patriarcale dell’atteggiamento italiano nei confronti del sesso. Si degrada a sghignazzata una trasformazione culturale altrove vissuta come parte di una ricerca spirituale a volte dolorosa. Ma come fai a spiegare una cosa del genere ai simpatici amici di merenda dei festini con Lele Mora e Fede?

Falso alla radice, quello è un mondo di tanti Dorian Gray convinti che farsi i raggi UVA o plasticarsi le fattezze serva a fermare il marciume del ritratto nascosto. L’immagine su cui basano la loro narrazione mitologica di un paese di formidabili amatori è più falsa delle monete romane che vendeva Totò ai turisti americani. Dati solidi come le macrovariabili demografiche, non la nutella sociologica degli esperti televisivi, dimostrano il contrario. Come è noto l’Italia è uno dei paesi a più bassa natalità del mondo. I figli, si sa, nascono da attività che non servono solo a quello, durante le quali può anche scappare, per così dire, la mano. Poco male, si può sempre ricorrere all’aborto, ma da noi l’aborto è in costante diminuzione, 48,3% in meno rispetto al 1982. C’è una evidente incoerenza che alcuni demografi attribuiscono a “fattori culturali più ampi, in parte da indagare, e che bisognerà mettere meglio a fuoco”. (http://www.irma-torino.it/it/index.php/documenti/390-relazione-annuale-sulla-194-laborto-in-italia).

Ma c’è poco da mettere a fuoco. Se sono scarse le nascite, se gli aborti diminuiscono e se la prevenzione in Italia previene poco o nulla, la conclusione è una sola: il numero di copulazioni è scarso. Gran parte dei maschi italiani si sfoga facendo i guardoni (e tra questi, per sua reiterata affermazione, c’è il Primo Ministro) o con la prostituzione (qui il primo ministro nega, ma molti legittimamente sospettano) che ha un giro di 9 milioni di clienti.

Così si spiega anche la timidezza dei maschi italiani nell’affrontare questi temi apertis verbis e non è casuale che dal mondo della Chiesa, che pure in Italia predica una cultura fortemente mariana, la voce più alta e forte di indignazione per l’offesa all’immagine femminile, sia venuta non da un prete, ma da una suora. Berlusconi ha tentato una chiamata di correo rivolta a tutti maschi italiani facendo girare l’idea che lui fa solo quello che tutti desidererebbero di fare. Falso! Ci sono molti, moltissimi italiani, che non avendo passato la loro giovinezza in seminario o in un monastero (ma forse anche quelli), hanno capito molto per tempo che la famosa storia di far innamorare le prostitute è una bufala che va bene per Richard Gere in Pretty Woman, e che ci può cascare solo un adolescente molto ingenuo.

Quelli usciti dall’adolescenza hanno capito rapidamente che i giri di meretrici e procacciatori sono un mondo falso, corrotto e corruttore, anche se profuma di fragranze, e che la figura del guardone vecchio e ricco che paga le donne credendo di fare il latin lover ma provocando in loro solo ribrezzo e disprezzo, non suscita invidia, ma soltanto pena e scherno, e richiede molto esborso di moneta. E se il nostro Primo Ministro si guardasse in uno specchio vero, non in quello del suo harem di giornalisti e intellettuali al soldo e di finti eletti in parlamento, messi lì da lui, non dal popolo, se ne accorgerebbe (forse) anche da solo. Ma probabilmente si è dimenticato di andare a dare un’occhiata al quadro in soffitta, oppure ha paura di farlo.

(9 febbraio 2011)

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