Il 2 giugno facciamo sfilare lavoratori, scienziati, artisti e volontari

Fabio Sabatini

La Festa della Repubblica Italiana si celebra il 2 giugno in ricordo della nascita della Repubblica, grazie al referendum del 2 e 3 giugno 1946 con cui gli italiani scelsero di ripudiare la monarchia.

La prima parata militare si tenne due anni dopo, nel 1948, e da allora si è affermato un equivoco colossale. L’Italia è diventata una Repubblica grazie a un referendum, non certo in seguito a una guerra, di conquista o liberazione. Che c’entrano dunque i militari?

Eppure, da sessantaquattro anni siamo costretti ad assistere a questa patetica esibizione di virilità in costume. E a pagarne collettivamente i costi. Una spesa sempre più anacronistica e odiosa, specie in tempi di recessione. Per non parlare di quanto oggi sarebbe opportuno destinare le risorse sperperate in via dei Fori (anche in termini di energie dei militari) all’assistenza delle popolazioni colpite dal terremoto.

Riferisce Il Sole 24 Ore che quest’anno “i costi complessivi saranno compresi tra i 2,6 e i 2,9 milioni di euro. Si tratta di un bilancio preventivo, destinato a subire qualche lievitazione in fase di consuntivo”. Certo, è pur sempre un progresso, visto che le spese sono state ridotte del 40% rispetto all’anno scorso. Ma è il 40% di una somma che dovrebbe essere pari a zero.

Ora, si dirà che quasi tutti i soldi stanziati sono stati già spesi o comunque impegnati in contratti. E che proporre oggi l’annullamento della parata per ragioni economiche, o per lutto, è in fondo solo una chiacchiera da web.

Ma è da tempo immemorabile che tante organizzazioni della società civile chiedono l’abolizione della parata. Per esempio Sbilanciamoci! e Pax Christi, tanto per citarne una laica e una cattolica. Come sempre, anche quest’anno le associazioni hanno iniziato la loro campagna con largo anticipo: far passare le richieste di abolizione come operazioni demagogiche sulla pelle dei terremotati (o dei disoccupati) è pura mistificazione.

È dal 2001 Sbilanciamoci! pubblica il prezioso rapporto “Economia a Mano Armata”, che analizza le principali voci di spesa e di sprechi nei settori del bilancio della difesa, delle missioni militari all’estero e della produzione e del commercio delle armi, denunciando una delle facce più impresentabili del nostro sistema economico. E proponendo di abolire la parata, tra l’altro.

Se proprio vogliamo festeggiare la Repubblica con una sfilata, diamo spazio alle forze del lavoro, agli artisti, agli scienziati, agli insegnanti, ai volontari, ai rappresentanti delle associazioni del terzo settore. A tutti coloro che danno lustro alla Repubblica in Italia e nel mondo, e ne consentono lo sviluppo economico, sociale, culturale, umano. Per esempio, dà più lustro alla Repubblica un militare che ha partecipato ad azioni di guerra in terra straniera o un medico di Emergency che in quelle stesse zone di guerra ha salvato vite innocenti (magari messe a rischio proprio dai militari)?

Se è davvero troppo tardi per annullare la parata del prossimo 2 giugno, pazienza, si tenga pure: sarà utile per far capire a sempre più persone quanto sia ridicolo l’evento. Ma da oggi in poi impegniamoci tutti per abolirla definitivamente, questa pagliacciata.

(30 maggio 2012)



MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.