Il 20 novembre, una giornata di democrazia. Da L’Aquila a Palermo

Luigi De Magistris

, da luigidemagistris.it

Domani 20 novembre sarà una giornata di democrazia. A L’Aquila si svolgerà una manifestazione nazionale dal titolo emblematico “L’Aquila chiama Italia”. Un appuntamento per ricordare al governo e al paese che, nonostante siano trascorsi 19 mesi dal tragico sisma, le macerie sono ancora lì e vanno rimosse. Sono macerie materiali, perché la ricostruzione non è mai iniziata realmente, come dimostra lo stato di abbandono di un luogo simbolo: quel centro storico cittadino ancora inaccessibile e ancora distrutto come se fosse stato bombardato da poco tempo, come se le lancette si fossero fermate a quel tragico aprile di oltre un anno fa. Ma sono macerie anche morali, perché rappresentato lo sbriciolamento dello Stato e della politica, della loro credibilità davanti agli occhi dei cittadini. Lo scandalo degli appalti per la ricostruzione su cui indaga la magistratura, il post terremoto trasformato in passerella elettorale del premier, la mancanza di un progetto per la ripartenza economico-industriale, la criminalizzazione e la repressione delle proteste del popolo delle carriole, l’inesistenza di una legge organica sulla ricostruzione e, infine, la mancanza di misure necessarie che avrebbero dovuto esser varate da tempo. Per esempio la sospensione del pagamento delle tasse (da restituire dal 2020 in 120 rete mensili per il 40% del dovuto) e dei mutui finchè l’immobile non ritorni pienamente agibile; la decontribuzione per i disoccupati ed i cassaintegrati, senza limiti di età, assunti a tempo indeterminato, per tre anni al 100% e con pieno riconoscimento delle prestazioni assistenziali, previdenziali e pensionistiche; gli incentivi economici alle aziende che assumono o non licenziano; l’esonero per i comuni terremotati dal rispetto del patto di stabilità fino 2012.

Parallelamente, sempre domani, in quattro città italiane, si svolgerà la prima giornata nazionale contro le mafie e contro chi le ‘protegge’ all’interno dei palazzi della politica e delle istituzioni. nata da un’idea di Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso nel 1992 da cosa nostra, che vedrà la partecipazione del movimento Agende rosse, del Comitato scorta civica, dell’Associazione familiari delle Vittime di Via dei Georgofili e l’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia. L’appuntamento è davanti alle procure di Palermo, Roma, Firenze e Milano per esprimere solidarietà e sostegno da parte della società civile verso quei magistrati che stanno portando avanti inchieste delicate proprio sul piano dei rapporti fra mafia e politica/istituzioni, cercando di arrivare ad illuminare una stagione oscura nella storia del paese, una stagione che ha visto pezzi di Stato scendere a patti e trattare con cosa nostra. Si tratta di magistrati delegittimati e aggrediti da parte di coloro che temono sia fatta luce, che tremano di fronte alla possibilità che si scopra una sorta di ‘vaso di Pandora’ dell’opacità degli anni ’90, il ‘vaso di Pandora’ della trattativa Stato-mafia. Un vaso contenente le identità e i volti di personaggi importanti del panorama politico ma anche istituzionale, che in quegli anni non ebbero orrore nel rivestire il ruolo di interlocutori di cosa nostra e che chissà a nome di chi lo ricoprirono, gli stessi di cui parlano molti pentiti e collaboratori facendo tremare i palazzi del potere.

(19 novembre 2010)

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