Il cancro e i volontari di Bologna

Stefania Parmeggiani

Una giornata con i volontari dell’Ant a Bologna: un sostegno concreto e gratuito. "L’infermiera viene tre volte, il medico due: ma posso chiamarlo sempre". Sono 3300 ogni giorno le persone assistite dalla Fondazione.
 
, da Repubblica, 10 maggio 2011

luigi tossisce. Non prova dolore, ma in ospedale sarebbe stato sedato per non disturbare con il suo lamento, insistente e ripetuto, il riposo degli altri pazienti. A casa non è necessario. Ottantasei anni, con una diagnosi oncologica e un quadro clinico complicato dal morbo di Alzheimer, abita con la moglie e un figlio adulto. Entrambi lo aiutano a vivere con serenità un periodo così difficile. Esiste una parola per dire questo: eubiosia, l’insieme delle qualità che conferiscono dignità alla vita. Come? Attraverso l’aiuto dell’Ant, realtà che fornisce assistenza sanitaria e sociale, gratuita e a domicilio.

Luigi è una delle 3.300 persone che ogni giorno è assistita dalla fondazione del professor Franco Pannuti, pioniere dell’oncologia in Italia, ex primario dell’ospedale Malpighi di Bologna. Dalla sua volontà di combattere la sofferenza è nata una realtà che nelle dimensioni non ha paragoni nel mondo: 80mila pazienti e 13milioni di giornate di assistenza dal 1985, un milione solo nel 2010, venti ospedali a domicilio in nove regioni italiane. La moglie di Luigi, dopo cinquant’anni di matrimonio si è trovata ad affrontare la scelta più difficile: «O veniva ricoverato in un hospital o lo assistevo io. A ruoli invertiti lui non avrebbe avuto dubbi e non li ho avuti neanche io. Ho riportato mio marito a casa e grazie all’Ant mi occupo personalmente di lui. L’infermiera viene tre volte la settimana, il medico due, ma se c’è un’urgenza posso chiedere aiuto a qualsiasi ora, anche di notte. Mi portano farmaci, alleviano il suo dolore, mi aiutano ad accudirlo e io vedo mio marito più sereno di quando era costretto in un letto di ospedale».

Il medico che lo segue, Jacopo Tamanti, 31 anni e da tre nell’Ant, ci accompagna nelle case dei pazienti che hanno deciso di raccontare la propria storia, un’intrusione nella sfera più personale, accettata per dare il proprio contributo alla giornata del malato oncologico, a Roma dal 12 al 15 maggio. La sua macchina è ingombra di farmaci e cartelle mediche, in agenda ha sei visite, ma non esclude chiamate d’urgenza. Sono frequenti anche se tra i suoi pazienti non tutti sono in uno stadio avanzato della malattia. Non ci sono solo persone accompagnate negli ultimi giorni di vita, ci sono anche pazienti sottoposti a cicli di cure, che lottano senza essere ospedalizzate perché, se adeguatamente assistite, possono comunque tenere sotto controllo la malattia. È il caso del secondo paziente che accetta di raccontare la sua storia, un uomo lucido e combattivo. «È importante sapere che esistono servizi del genere, sono di grande conforto, aiutano me e la mia famiglia». Il problema di oggi è il farmaco che gli è stato prescritto: «Non riesco a trovarlo». Al dottor Tamanti bastano un paio di telefonate, il medicinale sarà consegnato a domicilio. Poi misura la pressione, rassicura sull’esito degli ultimi prelievi di sangue, eseguiti sul divano del salotto, consegnati al laboratorio analisi e riportati a domicilio. «Grazie all’Ant evito continui day hospital e ho tempo per riposare».

Altri pazienti hanno esigenze diverse: biancheria pulita, fisioterapia, programmi di nutrizione, assistenza sociale e psicologica. In alcuni casi, specie quando la persona sofferente è giovane, sono i familiari ad avere bisogno di un sostegno. L’Ant fornisce anche questo: accanto ai 133 medici, 79 infermieri, tre nutrizionisti, cinque farmacisti, tre fisioterapisti, 83 collaboratori, 73 dipendenti, stipendia 20 psicologi e un assistente sociale. Una macchina del genere, con 400 professionisti a libro paga, ha bisogno di denaro. Che arriva solo in minima parte, il 16%, da convenzioni con il servizio sanitario nazionale. Il resto proviene da donazioni e iniziative di raccolta fondi. 1250 volontari girano le piazze, organizzano campagne. Non tutti i venti ospedali a domicilio funzionano nello stesso modo, non tutti riescono a garantire lo stesso livello di assistenza. Si procede per gradi. Bologna è l’eccellenza, anche se ci sono regioni come la Puglia in cui la fondazione è radicata con 6 ospedali a domicilio. Un passo alla volta, ogni volta che è possibile fare qualcosa in più, senza mai arrendersi ma con capacità critica. Non si vendono illusioni, si allevia il dolore, si sostiene la mente, si rende sopportabile la quotidianità. Dice il professor Pannuti: «Noi difendiamo la dignità della vita contro l’accanimento terapeutico, contro la sofferenza e l’abbandono».

(10 maggio 2011)

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