Il caso Antonia Battaglia e una certa idea della politica

Angelo Cannatà

, da il Quotidiano della Calabria

Stimo molto Michele Serra e capisco che il caso della lista Tsipras possa essere letto attraverso la lente amara della satira: “Una signora pugliese (portavoce di un imprecisato numero di ‘associazioni pacifiste’), si è molto adirata per la presenza in lista di altri pugliesi a lei sgraditi, appartenenti a Sel. Con tutto il rispetto per la Puglia e per i suoi trulli, la disputa non appare esattamente di respiro europeo”. Giusto. Ciò detto alcune osservazioni sono necessarie, perché non tutto può essere risolto con poche – e lucide, certo – battute ad effetto.

Pongo qualche domanda, a partire dal rapporto etica-politica che, talvolta, riempie le prime pagine dei giornali (anche gli articoli di Serra) e talaltra, improvvisamente scompare. Possiamo ricordarci – è questo il punto – della questione morale a giorni alterni? Essere schizofrenici e utilizzare categorie etiche i giorni dispari e il più cinico realismo nei giorni pari? Insomma, è possibile individuare nella questione morale – magari citando Berlinguer – il cancro che avvelena la politica italiana, il bubbone pestifero da estirpare, per poi dimenticarla quando si formano le liste?

Non è una questione di poco conto. Dice Serra: “Fare ripiombare nella bega personale ogni questione di qualche respiro e di qualche nobiltà (…) questa è, da sempre, la vera specialità della sinistra, e in modo speciale della sinistra ‘antagonista’.” Difficile non essere d’accordo sul piano generale: la sinistra radicale è litigiosa. E’ anche vero tuttavia che “questa” sinistra – minoritaria e antagonista – è portatrice (spesso) di valori non negoziabili, di una coerenza tra parole e azioni, teoria e pratica che altrove non esiste più. Con quali risultati – sul piano morale e politico – è sotto gli occhi di tutti. Come non vedere che cedere sui principi (e il rispetto dei patti) significa aprire le porte all’abisso dell’opportunismo ("enricostaisereno"). Voglio dire: se c’è un comitato di garanti che si dà una linea politica – non candidare esponenti di Sel inconciliabili con le lotte contro l’Ilva -, è possibile all’improvviso passarci sopra (echisenefregadellaquestionemorale) inserendo due rappresentanti, Di Palma e Cataldo, del partito del governatore pugliese?

Sono domande semplici che – sub specie satira – possono essere liquidate come “pruriti” di anime belle che producono scissioni e spaccature; ma, in verità, dovrebbero far riflettere criticamente su come l’intellighenzia di sinistra, anche quella vigile rispetto alla questione morale (Serra) perda di vista, talvolta, l’essenza dei temi in discussione. Qui, nel caso di Camilleri e Flores che lasciano il comitato dei garanti della lista Tsipras, in gioco non c’è – posso sbagliarmi – la volontà scissionista, antagonista e gruppettara, ma la rispettabilissima difesa di una idea della politica non scissa dall’etica. Se si decide che certe candidature non vanno bene, stabilito il principio va rispettato. Non farlo pone problemi.

Anche perché la “signora pugliese” (come la chiama Serra), Antonia Battaglia, non è certo una sprovveduta: ha parlato a lungo con alcuni garanti: “spiegavo perché non potevo stare – dice – in lista con gente di Vendola, del quale tra l’altro qualche giorno fa é stato richiesto il rinvio a giudizio dalla Procura di Taranto! Chi nella lista ha deciso sapeva benissimo cosa faceva e mi ha esposta ad una violenza inaudita. La sera della pubblicazione delle liste (…) Vendola dichiarava di aver sempre lottato per ‘scoperchiare la realtà ed aprire i dossier sulla diossina’. Ecco, io ero in lista con loro.”

Stare con Antonia Battaglia significa difendere una certa idea della politica. Altro che beghe personali. Questa volta non è proprio possibile essere d’accordo con Serra. Talvolta anche la satira minimizza. E’ possibile dirlo o si commette un reato di lesa maestà?

(17 marzo 2014)



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