Il caso Ilva di Taranto e le responsabilità di Vendola

MicroMega

Nel di MicroMega in edicola e su iPad da giovedì 9 maggio un focus sul caso Ilva di Taranto con una dettagliata disamina sulle responsabilità politiche del governatore pugliese Nichi Vendola.

TARANTO, VENDOLA E LA QUESTIONE MORALE

L’ultima identità conosciuta della sinistra è stata la questione morale. Dopo quel Berlinguer (perché vi fu anche il Berlinguer corrivo, del compromesso storico e della solidarietà nazionale) solo la lenta dissipazione di una grande eredità (Occhetto avrebbe potuto fare della Bolognina l’occasione per la creazione di un ‘partito azionista di massa’ ma preferì restare irretito nelle logiche di apparato che, soprattutto con D’Alema e Napolitano, volevano impedire l’irruzione della società civile nella costruzione del partito).

Il processo di harakiri della sinistra ha una sua data di compimento, il 15 novembre 2013, quando il Fatto Quotidiano pubblica nel suo sito la registrazione di una telefonata (risalente a tre anni prima) di Nichi Vendola con Girolamo Archinà. “Io e il mio capo di gabinetto abbiamo riso per un quarto d’ora”, e giù altre sghignazzate con il braccio destro dei Riva. Se un brandello di questione morale, uno scampolo di sinistra, fosse esistito ancora, avrebbe costretto Vendola all’istante a ritirarsi in convento. Che il governatore non lo abbia fatto non stupisce: chi è capace di quella sghignazzata ha perso la cognizione della decenza.

Ma gli altri? I parlamentari e dirigenti del partito, i delegati al congresso che lo hanno applaudito e riconfermato, i militanti che non lo (li) hanno preso/i (metaforicamente, si intende) a calci? Si sono fatti complici. La logica dell’appartenenza contro ‘la verità è rivoluzionaria’. La questione morale, per i nemici si invoca, per i ‘nostri’ si interpreta? MicroMega non ci sta.

(9 maggio 2014)



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