Il colonnello Berlusconi
"No, non mi pare il caso di disturbarlo", queste sono le parole testuali con le quali Berlusconi ha liquidato una domanda sui massacri in corso in Libia.
Ha usato proprio il verbo "disturbare", un verbo che indica fastidio, distacco, l’irritazione di un signore feudale che non vuole essere scocciato.
Il piccolo Cesare si è sentito disturbato dalla domanda e comunque non ritiene che esistano elementi tali da sollecitare una sua presa di posizione nei confronti dell’amico colonnello.
In questo caso a nessuno è venuto in mente di "esportare la democrazia", evidentemente il concetto funzionava e funziona a giorni alterni e a seconda delle opportunità e degli opportunismi.
Del resto come dimenticare gli show organizzati a Roma dai due clowns (per usare l’espressione che la diplomazia Usa ha impiegato per definire il comico italiano), quando uno a cavallo e l’altro in auto, benedicevano le giovani ragazze convocate per ascoltare la predica dell’ex terrorista, riabilitato dal "cristianissimo cavaliere d’Italia".
I due sono così legati che, anche in queste ore, numerose tv internazionali, ed anche quelle arabe, trasmettono in continuazione le immagini di Gheddafi in compagnia di Berlusconi, ricordando che l’Italia non ha ancora preso una posizione, unica nazione europea che non ha fiatato neppure di fronte alle immagini dei massacri e della repressione in atto.
Del resto se era un "saggio" Mubarak, perché non dovrebbe essere, nel Berlusconi pensiero, un "saggissimo" il leone d’Africa?
Berlusconi, dunque, non vuole disturbare l’amico libico, anche perché non vuole essere disturbato lui, non ha tempo da perdere, perché ha deciso di fare a pezzi la Costituzione e la legalità repubblicana. Figuriamoci se può perdere tempo a curare la politica estera italiana, una gran rottura di scatole per chi deve badare ai casi suoi!
Non avrà bisogno di carri armati e neppure di mercenari, per tentare di affossare qualche articolo della Costituzione, perché i suoi mercenari "spareranno" dagli schermi delle tv oppure voteranno obbedienti quello che il padrone gli proporrà prima e gli imporrà dopo.
L’obiettivo sarà quello di sempre: devastare i poteri di controllo, fare a pezzi la Costituzione, oscurare la pubblica opinione, mettere a tacere chiunque vorrà ostacolare questa follia.
"Vuole cancellare i guardiani della Costituzione", su questo blog il magistrato Domenico Gallo ed ha perfettamente ragione: vuole colpire i guardiani per avere mano libera, per fare quello che gli pare, per seppellire la repubblica, così come è stata voluta dai padri e dalle madri costituenti.
Se questo fosse lo schema, e quasi sicuramente lo sarà, sarà impossibile non convenire con chi, come Paolo Flore d’Arcais, a fronteggiare quello che ha ormai assunto i tratti di un progetto eversivo, per certi aspetti peggiore di quello che era stato delineato nel piano messo a punto da Licio Gelli.
Persino il materassaio di Arezzo aveva, infatti, la pretesa di interpretare l’interesse generale, Berlusconi, invece, parte da sé e dai suoi guai giudiziari per piegare la stato a sua immagine e somiglianza.
Questa settimana il Cavaliere e i suoi cortigiani decideranno le ultime mosse, prima di dare l’assalto alle istituzioni democratiche e alla Costituzione, un secondo dopo, forse sarebbe stato meglio farlo un secondo prima, sarà indispensabile riunire tutti gli oppositori e dar vita ad una iniziativa civile e politica senza interruzioni, senza pause, capace di unificare le indispensabili proteste dentro e fuori i palazzi istituzionali.
Bisognerà disturbarlo, per usare la sua espressione, sino a quando non se ne sarà andato, magari in una delle tante ville sparse per il mondo, dove potrebbe riunirsi con il saggio amico Gheddafi, così al massimo si disturberanno a vicenda.
Giuseppe Giulietti
(21 febbraio 2011)
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