“Il fascismo uccide ancora”
Silvia Preziosi
Parla Stefania Zuccari, mamma di Renato Biagetti, ragazzo di soli 26 anni ucciso a coltellate 7 anni fa sul litoraneo capitolino. “A Roma c’è una sottovalutazione della diffusione dell’estrema destra, soprattutto tra i giovani, bisogna ritornare a parlare nelle scuole”. E intanto – chiuso il periodo buio di Alemanno – chiede un incontro col sindaco Marino.
“Chi esce di casa con i coltelli in tasca lo fa con l’intento di fare male, chi va alla ricerca del ‘diverso’ lo fa per odio”. Stefania Zuccari, mamma di Renato Biagetti, lo sa bene. Era la notte tra il 26 ed il 27 agosto di 7 anni fa quando due ragazzi uccisero suo figlio di soli 26 anni sul litorale romano di Focene. Renato era andato con la fidanzata ed un amico ad un concerto di musica reggae, allo stabilimento Buena Onda. All’uscita, prima di arrivare alla macchina, una vettura si è affiancata. Prima alcune grida “Tornatevene a Roma, merde”, poi, in un attimo, l’aggressione. Otto coltellate in 40 secondi, una alla gamba e il resto al petto, al cuore. Il posto dove andare a colpire non era stato scelto a caso, il Buena Onda era frequentato anche da ragazzi dei centri sociali e a Focene lo sapevano tutti. “Non è goliardia né folklore, ad aver ucciso Renato non è stata una rissa tra balordi. Questo è fascismo” spiega con estrema lucidità e coraggio Stefania Zuccari.
Suo figlio era un “diverso” e un alternativo?
Prima di tutto Renato era un ragazzo solare, che sorrideva sempre e amava la vita. Era un antifascista, un antimilitarista, era contro le guerre e per un mondo diverso. Amava la musica, era laureato in Ingegneria robotica e tecnica del suono. Non concepiva la violenza, sotto nessun aspetto. Proprio pochi giorni prima di essere ucciso aveva detto ad un’amica: “Preferisco ricevere un pugno che darlo”.
Di quanto è accaduto quella notte di 7 anni fa si è parlato poco e spesso in maniera riduttiva, perché questo oblio sul caso?
La maggior parte della stampa nei giorni immediatamente successivi si è limitata a parlare dell’accaduto con frasi come “rissa tra balordi” e piccoli trafiletti. Mio figlio non era un balordo e quella non era una rissa, ma un raid di chiara matrice fascista. Fin da subito si è ipotizzato questo, la conferma è arrivata alla notizia del croce celtica tatuata sul corpo di uno dei due aggressori. Il fascismo esiste ancora, specie tra i giovani, in molti fanno difficoltà ad ammetterlo. Anche le modalità degli assalti sono sempre le stesse: lo squadrismo, le lame. Inoltre l’omicidio di Renato è stato rivendicato con scritte e l’anno successivo alla sua morte, alla fine di un concerto in ricordo di mio figlio, un altro ragazzo è stato accoltellato.
La nostra Carta sanziona chiunque “faccia per la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, e chiunque pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo”. E’ davvero così?
Beh, non direi. Ormai si presentano anche alle elezioni. Il nostro ex primo cittadino viene da una cultura fascista; dopo aver vinto le elezioni è stato accolto con saluti romani e croci celtiche, le stesse di chi ha ucciso Renato. Durante il suo mandato Alemanno ha anche provato ad acquisire l’edificio di via Napoleone III, occupato da Casapound, i fascisti del Terzo Millennio (come si definiscono loro).
Prendo spunto da una sua lettera scritta al Pm e al Giudice del Tribunale minorile di Roma: “Per dare un senso alla morte di Renato si deve chiarire quanto siano orribili la sopraffazione e l’uso delle armi, quanto sia terribile non riconoscere nell’altro un proprio simile, ma solo un nemico da battere. In tal modo la sua sentenza deve servire a convincere un ragazzo a fermarsi, a riconoscere la supremazia della vita, deve fermarlo prima che una vita ancora sia strappata.” Ad aver ucciso Biagetti sono stati due ragazzi, rispettivamente di 17 e 19 anni; la loro giovane età è uno degli aspetti di questa storia che fa più impressione e che dovrebbe far riflettere maggiormente. Non trova?
Il più grande si è costituito dopo alcuni giorni e alla fine ha preso 15 anni per omicidio volontario con l’aggravante dei futili motivi. Non so se sia ancora dentro oppure no. Al più piccolo non mi sembra sia stata afflitta alcuna pena. Dipende tutto dall’ambiente in cui vivono, dall’educazione e dai valori che ricevono. Bisognerebbe andare nelle scuole e parlare con i ragazzi. Ormai i movimenti di estrema destra si sono allargati: non era mai successo, per esempio, che arrivassero nelle università.
Il sindaco Ignazio Marino ha ricevuto pochi giorni fa alcuni rappresentanti della Fondazione Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso dall’agente di polizia Spaccarotella. Ha chiesto anche lei un incontro?
Sì che l’ho chiesto. La Fondazione Sandri è sovvenzionata da Roma Capitale e il primo firmatario è l’ex sindaco Alemanno, non conosco il loro progetto, ho letto che vogliono andare nelle scuole. Vorremmo anche noi, come comitato Madri per Roma Città Aperta, parlare dei nostri progetti al sindaco Marino.
Sabato scorso come ogni anno c’è stato a Roma, al Parco Schuster, un evento per ricordare Biagetti. Erano presenti un migliaio di persone. Le dà forza questo?
Sì, ogni anno organizziamo questa giornata piena di musica e parole. Una vera e propria iniziativa culturale in questo parco, nel territorio in cui viveva mio figlio. A Renato sarebbe piaciuto così, è un modo per far rivivere i suoi sogni e le sue passioni.
(2 settembre 2013)
MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.