Il giustiziere

Carlo Cornaglia

Come fa la pantera chiusa in gabbia,
si aggira malaticcio il Cavaliere
nella bella magion, schiumando rabbia:
“Qui sono, ormai, i disonesti schiere

e ho deciso, perciò, di intervenire
per mandarli in galera i lestofanti.
Chi alle mie spalle si vuol arricchire,
verrà punito, non ci sono santi!

Mi munirò di Codici e manette
e, vera toga rossa diventato,
punirò sia chi ha preso le mazzette,
sia coloro che le mazzette han dato.”

Non parla il presidente di Scajola,
senza colpe per il bel dono avuto:
un uomo di democristiana scuola
ad una stecca oppone il suo rifiuto.

Non pensa il presidente a Bertolaso,
senza colpa per esser stato oggetto
dello sconocchiamento sadomaso
d’una fanciulla in slip e reggipetto,

pudibondo fuggendone gli abbracci.
Non pensa Silvio ad un che si trastulla
con pale a vento, come Cappellacci,
governator da lui fatto dal nulla.

Nemmeno con Verdini sembra averla,
un onesto banchiere fiorentino,
anima bianca come madreperla.
Non parla di Balducci, il poverino

già chiuso in cella pure se innocente,
da gentiluomo di Sua Santità.
Ma allora del Consiglio il presidente
del disonesto a chi mai lo darà?

Camminando nervoso il Casanova
nei salon della splendida magione,
davanti a un vertical specchio si trova…
Guarda e prorompe in un’imprecazione,

incomincia a inveire e più non smette:
“Ma è il corruttor di Mills quel tipo…sì!
E’ fatta!” Tira fuori le manette
e se le mette ai polsi, lì per lì.

(19 maggio 2010)

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