Il golpe mediatico del regime morente
Senza tregua sino alle sue dimissioni, questa dovrà essere la nostra stella polare nelle prossime settimane.
Guai a fermarsi proprio ora, la popolarità del piccolo Cesare ha ormai raggiunto il minimo storico, il suo servizio d’ordine mostra i denti e minaccia, perché avverte che, almeno questa volta, la fine potrebbe davvero essere vicina.
Il ministro La Russa, che cerca di prendere a calci Corrado Formigli, un bravo e coraggioso giornalista di Annozero, è l’emblema di un regime morente, ringhioso e ridicolo senza soluzione di continuità alcuna.
Eppure non è ancora finita. Le tenteranno tutte, ma proprio tutte, per evitare di fare la fine del "saggio Mubarak", per usare l’ennesima perla berlusconiana.
Gli avvertimenti lanciati dai giornali di famiglia non sono altro che il preavviso delle ultime raffiche che saranno sparate dal ridotto della nuova Salò. Nel mirino finiranno il Presidente della repubblica, la Corte costituzionale, le Autorità di garanzia, chiunque tenterà di bloccare la furia di un uomo solo, disperato, ma armato di media sino ai denti e che vuole la certezza dell’impunità e della immunità tombale.
Nessuno si faccia illusioni, il piccolo Cesare non leverà il disturbo spontaneamente, bisognerà premere senza soste, sino a quando non si ritirerà nella residenza di Arcore. Da Palazzo Chigi, sino all’ultimo istante, lancerà le sue bombe mediatiche con l’obiettivo di illuminare sè stesso e di oscurare tutto il resto.
Non a caso ha già annunciato che ripresenterà la legge bavaglio sulle intercettazioni e tenterà di far approvare un regolamento manette dalla maggioranza della Commissione parlamentare di vigilanza. Questo sarà il terreno dello scontro, qui si giocherà la nostra capacità di opporci e di impedire un vero e proprio golpe capace di alterare, anzi di truccare il libero esercizio del voto, ancor più di quanto già non lo sia.
Questa battaglia precede qualsiasi altra, perché nella semi oscurità la dialettica democratica faticherebbe ad esprimersi.
Su questo terreno dovrebbero davvero ritrovarsi tutti, senza eccezione alcuna, da Fini ai centri sociali, perché le squadre d’azione Berlusconi non faranno differenza alcuna tra destri e sinistri, tra moderati e radicali, tra credenti e non credenti.
Da qui la scelta di articolo 21, della Fnsi, dell’Usigrai, della Cgil, del Popolo viola, di Libertà e Giustizia, delle associazioni della rete degli studenti e di tanti altri, di ritrovarsi martedì alle 15 davanti alla sede della Vigilanza, a Roma, palazzo san Macuto, per reclamare il ritiro del regolamento
Subito dopo dovremo ritrovarci davanti alla sede delle Autorità di garanzia e della Rai per chiedere ai garanti di porre fine ad una situazione intollerabile, fatta di prepotenze, di omissioni, di censure, l’ultima clamorosa avvenuta ai danni della manifestazione delle donne ed operata dal Tg diretto dall’accoppiata Minzolini Berlusconi, i veri promotori del Minzulpop per citare il titolo di un bellissimo e interessantissimo libro scritto da un collettivo di ricercatori e pubblicato dalla casa editrice Nutrimenti.
Se le autorità di garanzia non sono più in grado di resistere alle pressioni e alle minacce si rechino al Quirinale e presentino le loro dimissioni, senza perdere altro tempo, senza rendersi complici di una resa democratica che potrebbe avere conseguenze gravissime.
Le stesse associazioni che hanno proposto queste iniziative hanno anche annunciato una manifestazione per il prossimo 12 marzo segnata dal tricolore e dalla Costituzione, ci sembra una ottima idea, ma da qui ad allora sarà meglio esercitare, giorno dopo giorno, quella che un tempo si chiamava "La vigilanza democratica", perché, dopo aver cercato di prendere a calci un cronista, non esiteranno a prendere a calci la Costituzione alla quale vorrebbero far fare la stessa fine che il loro socio, Umberto Bossi, avrebbe voluto riservare alla bandiera tricolore.
Giuseppe Giulietti
(14 febbraio 2011)
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