Il governo Berlusconi-Scilipoti
Carlo Cornaglia
Nel salon del Mappamondo
il buon gusto tocca il fondo:
c’è lo show dei due burloni,
le due autentiche attrazioni
da scenette demenziali,
due figuri quasi uguali
che con il vestito blu
fan l’amore a tu per tu.
Uno è Mimmo Scilipoti,
il campion degli Iscarioti,
banderuola da strapazzo
che ti invita allo sghignazzo.
L’altro è l’Unto del Signore,
esemplar di corruttore,
omarin che chiagne e fotte,
da furbon di tre cocotte.
In un libro si racconta
Scilipoti che si adonta
d’esser sottovalutato:
“Cento e più bimbi ho salvato
dalle strade brasiliane
e poi con fatica immane
la favelas visitai,
più di ventimila ormai,
sì che le suore luigine
mi intestarono alla fine
una sala di lettura…
Ma nessuno se ne cura.
Son per tutti un traditore
e non un benefattore.
I miei non son ribaltoni
poiché credo in Berlusconi
che del far bene è l’essenza.
La mia è presa di coscienza!”
Silvio è stato il prefatore
e il brillante relatore
sull’autore Scilipoti:
“Uno che non vende voti,
ma fa il bene del paese.
Uno che nulla mi chiese
se non che gli fossi balia
per il bene dell’Italia.
Un eroe perseguitato,
aggredito, diffamato
dai compagni con violenza,
Mimmo è ormai la quintessenza
della lotta ai comunisti
per far un bel repulisti!”
Fin della presentazione.
Scilipoti e il Capellone
van per man verso le celle,
Silvio per le marachelle
e la pluricorruzione,
Scilipoti, il re peone,
a giudizio rinviato
per avere calunniato
e per falso in documenti.
Del suo libro coi proventi
pagherà del Cavaliere
la penale all’Ingegnere.
(13 luglio 2011)
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