Il Guardian: La risposta dell’Europa a Berlusconi è da vigliacchi

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di Nick Coen, The Guardian, traduzione di italiadallestero.info

Clement Attllee [politico del partito laburista britannico, 1883-1967 N.d.T.] si beava della superiorità dell’uomo britannico del dopoguerra, quando nel 1967 respinse l’unità europea con sdegnante disprezzo. “Il Mercato Comune. Il cosiddetto Mercato Comune di sei nazioni. Conosco molto bene quelle nazioni. Recentemente, questo Paese ha speso un bel po’ di sangue e denaro per salvare quattro di loro da attacchi da parte delle altre due.” Per la Germania e l’Italia, che avevano subito dittature fasciste, e per Francia, Olanda, Belgio e Lussemburgo, che avevano sofferto le occupazioni fasciste, non vi era nulla per cui sentirsi superiori negli anni della guerra. Il Mercato Comune prometteva la liberazione da un passato terribile. E ha continuato a prometterla.

Grecia, Portogallo e Spagna confermarono la propria rottura con la dittatura e la reazione entrando a farne parte. Dopo la caduta del muro di Berlino, l’Europa ha allargato i propri confini offrendo ai popoli una volta soggetti all’impero comunista una vita migliore in un rifugio democratico. Nazisti e comunisti non hanno mai occupato la Gran Bretagna. I nostri leader ci hanno venduto l’Europa come un’opportunità di investimento intelligente piuttosto che come un avanzamento democratico e non abbiamo mai sentito l’idealismo dietro il sogno europeo. Lech Walesa [politico polacco e Nobel per la pace nel 1983, N.d.T.] lo sapeva bene. Alla vigilia dell’ingresso della Polonia, dichiarò: “Ho combattuto per la nostra nazione al fine di recuperare tutto ciò che è andato perduto sotto il comunismo e i Soviet… e ora la mia battaglia è finita. La mia nave è arrivata in porto.”

L’Europa ha rimpiazzato i terrori del totalitarismo con convenzioni sui diritti umani e trattati di pace. E’ facile averne abbastanza della monotia delle sue composite risoluzioni e dei meeting interminabili. Ma in decine di milioni hanno accettato l’opportunità di concedere la propria sovranità nazionale in cambio della libertà dalle dittature del passato.

Quella proposta di scambio non è più disponibile. Le dittature dei nostri giorni si presentano sotto diversi aspetti, ma la forma dominante è un capitalismo di stato o oligarchia in cui il capo o la combriccola al potere controllano i beni pubblici e gli incarichi che vanno con essi. A dirla in breve, non sono piene dittature. I governanti tollerano le elezioni purché i risultati possano essere manipolati e permettono le critiche purché queste non raggiungano le masse.

Il gruppo propagandistico European Alternatives ha così definito i moderni stati clientelari: “In un paese dove i canali televisi rappresentano la sola fonte di informazione per oltre l’80% della popolazione, il controllo dei mezzi di informazione non deve necessariamente assumere i metodi draconiani e totalitari del precedente XX secolo. Al giorno d’oggi, la manipolazione dei mezzi di informazione di massa principali di una nazione può perfettamente coesistere con la gestione di apposite “riserve indiane” per l’opposizione, portabandiera di una libertà di espressione meramente procedurale”. Se gli autori sembrano dei magnanimi liberali europei che si lamentano di miserie lontane, dovrei allora aggiungere che con questa affermazione non stavano mettendo in discussione la Russia di Putin o il Venezuela di Chávez, ma l’Italia di Berlusconi.

Poiché i britannici si interessano così poco dell’Europa, nessuno – a parte gli avvocati costituzionali – esamina attentamente il Capitolo sui Diritti Fondamentali nel Trattato di Lisbona. A Bruxelles, comunque, gli Eurocrati fingono di prenderlo sul serio. L’articolo 11 garantisce la libertà di stampa e di pluralismo mediatico, ma all’Europa non spiace vedere Berlusconi esercitare un controllo diretto sui tre canali privati Mediaset, sulla sua casa editrice, su un’agenzia pubblicitaria e un’azienda di distribuzione cinematografica, nonché sugli immensi stanziamenti del governo italiano.

La scorsa settimana nel Parlamento Europeo i delegati socialisti hanno provato a fare dello stato penoso dell’Italia una questione europea, solo per vedere i conservatori “moderati” del partito dei Popolari Europei rivoltarsi contro di loro.

L’alleato di Nicolas Sarkozy, Joseph Daul, si è sentito oltraggiato dal fatto che dei membri della sinistra abbiano osato suggerire che l’Italia sia tutt’altro che “un paese democratico dove il corso della legge è rispettato”. I sostenitori di Angela Merkel hanno rifiutato di accettare che l’Europa abbia bisogno di difendere i diritti fondamentali degli italiani. I presunti moderati erano così infuriati per l’insulto al buon nome di Berlusconi che non solo hanno protestato contro l’intervento, ma hanno anche provato a impedire che il dibattito avesse luogo.

Quando David Cameron [leader del partito conservatore britannico dei Tory, N.d.T.] ha portato i Tory fuori dal partito dei Popolari Europei per marciare al passo dei veterani delle SS del Latviann Fatherland e del Partito delle Libertà, io e molti altri lo abbiamo accusato di abbandonare la corrente principale europea. Avrei dovuto aggiungere che la corrente principale a Bruxelles ha, di per sè, delle lati oscuri. Quando i suoi democratici, esternamente rispettabili, scoprono che un collega conservatore sta creando uno stato clientelare nel cuore dell’Europa, non protestano, ma dirigono tutte le energie e gli ardori nel rimprovero degli oppositori.

Voi potreste ben dire, e i conservatori “moderati” lo stavano dicendo a Bruxelles, che la magistratura italiana ha dimostrato che l’Italia rappresenta una democrazia liberale strappando a Berlusconi l’immunità dai procedimenti legali. Eppure Berlusconi aveva messo alla porta i giudici, in precedenza. In ogni caso, anche se cadesse o, più probabilmente, se si dimettesse, gli italiani non potranno certo aspettarsi che il suo sistema corrotto vada via con lui.

I canali privati di Berlusconi non diventeranno fari luminosi di trasmissioni di pubblico servizio dopo la sua dipartita. Il leader caratteristicamente denominato “post-fascista” Gianfranco Fini non eliminerà un sistema di patronaggio e di censura in cui lo stato può organizzare campagne pubblicitarie per boicottare giornali critici e può costringere alle dimissioni gli editori che riportano notizie non benvenute.

La caratteristica più eloquente dei dittatori del giorno d’oggi è la naturalezza con cui essi mettono da parte le differenze ideologiche simboliche e si riconoscono a vicenda come membri di una massoneria internazionale di autocrati. Berlusconi denuncia i magistrati indagatori come “comunisti” e definisce un “suo grande amico” l’ex membro del KGB Vladimir Putin.

Chávez, detto socialista, si allea con il reazionario islamico Ahmadinejad. Ciò che unisce gli uomini al potere del XXI secolo è più importante di ciò che li divide.

L’Europa democratica, tuttavia, non si unirà contro di loro prendendo posizione a favore dei suoi migliori valori. Il suo silenzio su Berlusconi – sia vigliacco sia dettato da compromessi – mina la sua abilità di prendere posizione su politici corrotti altrove in Europa, in modo particolare nelle democrazie deboli dell’Est post-sovietico, e svuota di senso le sue condanne
agli abusi sui diritti umani che avvengono al di fuori dei propri confini.

Per la prima volta nella storia, la reputazione dell’Europa quale una forza per il bene del mondo appare precaria. E presto apparirà scorretta.

(16 ottobre 2009)

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