Il libero pensiero e il sangue dei martiri laici
Valerio Magrelli
, da ilreportage.eu
Ha detto molto bene . Non basta che l’islam moderato condanni come mostruosa la strage di “Charlie Hebdo”: è ineludibile che riconosca la legittimità e la normalità democratica di quanto quel giornale praticava in modo esemplare per intransigenza, cioè il diritto di criticare ogni forma di divinità, fino alla Madonna, al Profeta e a Dio stesso nelle sue multiformi confessioni concorrenziali, “anche, e verrebbe da dire soprattutto, quando tale critica è vissuta dal credente come un’offesa alla propria fede. Questo esige la libertà democratica, poiché tale diritto svanisce se dei suoi limiti diviene arbitro e padrone il fedele”.
Per fortuna, prosegue Flores d’Arcais, il cristianesimo è stato costretto a venire a patti con la democrazia laica, benché ancora non la accetti pienamente, ma non dimentichiamo che sono stati cristiani militanti quelli che hanno assassinato negli Usa medici e infermieri che rispettavano la volontà di abortire di alcune donne. Donne, medici, infermiere che Wojtyla e Ratzinger hanno più volte bollato come responsabili del “genocidio del nostro tempo”.
Questo mi ha fatto ricordare di quando, giusto cinque anni fa, il Vaticano amava interferire con le decisioni dello Stato italiano, tanto da attaccare apertamente la legge 194 sul diritto all’aborto. Davanti a tutto ciò, avevo rievocato, inorridito, il sessantesimo anniversario di Dialettica dell’Illuminismo di Adorno e Horkheimer. Infatti, come è noto, secondo questo testo la causa del nazifascismo "non va cercata tanto nelle mitologie nazionalistiche, quanto nell’Illuminismo".
Ero al liceo quando lessi questa teoria, e ne rimasi stupefatto. In effetti, con la loro meschina difesa borghese di libertà insignificanti e meramente formali, Voltaire e compagnia non fecero altro che protestare contro un pericolo del tutto inesistente quale l’intolleranza religiosa. I roghi, le torture, le persecuzioni che punteggiano la storia di quel pensiero libertino da cui scaturisce l’Illuminismo: niente. Da Bruno a Théophile de Viau, da Vanini a Gassendi, da Bayle a Diderot: tutti antenati delle SS. Ma vado errato, oppure, a distanza di secoli, oggi ci ritroviamo a combattere lo stesso immarcescibile avversario, ossia l’ingerenza cattolica nella vita pubblica? Quando si dice la dialettica…
Morale: ogni volta che si parla di libertà religiose, bisognerebbe ricordare che il Vaticano non ha mai scelto di rinunciare liberamente al suo bimillenario potere temporale, ma vi è stato costretto con la forza, a Porta Pia. Il libero pensiero di cui oggi usufruiamo in Occidente, non è una concessione generosamente elargitaci, bensì una conquista ottenuta col sangue dei martiri laici. Nel caso dell’Islam, la sua mancanza è semplicemente dovuta allo strapotere di quella chiesa, che sconfisse chiunque tentò di opporvisi, sebbene Al-Farabi (maestro di Averroè e di Maimonide) avesse teorizzato la subordinazione della rivelazione alla filosofia sin dal X secolo.
Quanto alle ultime ribellioni delle popolazioni arabe, altro che primavera! si è visto il tenebroso, tribale risultato. L’unico successo si è registrato nella Tunisia felix, finalmente avviata a quella che sembra possa dirsi democrazia. In questo caso, e purtroppo solo in questo, le insurrezioni hanno espresso appunto quella richiesta di laicismo di cui l’Occidente poté usufruire nel Settecento grazie all’Illuminismo. Ad ogni modo, il comportamento dei nostri papi è stato identico a quello di tanti ayatollah. L’unica differenza sta nei risultati: i primi hanno dovuto cedere (proprio sotto la spinta illuminista), mentre i secondi, almeno finora, hanno avuto la meglio sui loro nemici. Ma è inutile illudersi. La tolleranza cattolica non è un regalo, bensì un bottino di guerra, e temporaneo: vedi la campagna vaticana per la riconquista degli antichi privilegi, culminata con l’esenzione dal pagamento dell’ICI, TASI o quel che sia.
Quando scrivevo queste osservazioni (Il sessantotto realizzato da Mediaset, Einaudi 2011), pensavo di concluderle in allegria, riportando una storiella paradossale, andata in onda sul primo canale della televisione pubblica. Intervista a un esorcista. La presentatrice parlava del diavolo come se si trattasse di un rappresentante di elettrodomestici, abituato a passare per le case di tanto in tanto. L’esperto, un’alta carica ecclesiastica, si lamentava dell’arretratezza di alcune nazioni quali Gran Bretagna, Spagna o Germania. Quanto a operatori sul campo, ripeteva, noi, per fortuna, siamo all’avanguardia. Durante l’intera trasmissione, nessuna forma di contraddittorio. Tutto finì con il solito oroscopo di Stato…
Quelli, però, erano altri tempi. Ora, con la morte dei maestri del riso, c’è poco da ridere. Per questo, terminerei con un , sempre su “MicroMega”, che propone di abolire ogni tutela legale del sacro: “Non può esserci civiltà democratica laddove la critica alla religione non è libera. Le comunità religiose abbiano dunque il coraggio di rinunciare per prime a ogni protezione legale riservata al sacro. Dio, se esiste, non ha certo bisogno di qualche legge per proteggersi”.
(9 gennaio 2014)
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