Il minuetto dei potenti
Mario Pianta
, da il manifesto, 30 agosto 2012
Un passo di danza verso un partner, un inchino, una brusca girata di spalle e mani tese a un partner diverso. Procede così, da mesi, il minuetto tra i potenti d’Europa. Angela Merkel è al centro del ballo, accanto al presidente della Bce Mario Draghi; da un lato ha i politici tedeschi più conservatori, dall’altro i leader europei, Mario Monti in prima fila. Ieri a Berlino c’è stato il passo di danza tra Merkel e Monti, con inchini reciproci e qualche piede pestato. I primi esprimevano compiacimento sui «progressi» fatti con l’austerità, «premiati» ieri dai mercati finanziari con tassi in calo all’asta dei 9 miliardi di titoli italiani.
Molto meno diplomatico è stato il rifiuto tedesco di assegnare la licenza bancaria al Meccanismo europeo di stabilità, la nuova forma che avrà presto il fondo salva-stati, e che potrebbe fermare la speculazione moltiplicando la capacità della Bce di acquistare titoli invenduti. Mario Draghi ha danzato ieri via intervista: inchino alla Merkel quando chiede per l’Europa «un vero controllo sui bilanci nazionali», una girata di spalle quando minaccia che l’intervento della Bce «potrebbe richiedere in alcuni casi misure eccezionali». I damerini della destra tedesca ottengono dalla Merkel un irrigidimento, mentre gli altri leader, Hollande in testa, ottengono un inchino all’esigenza della crescita. In quella direzione, Mario Draghi si è dato molto da fare, in un anno ha stampato e regalato alle banche 1200 miliardi di euro – un valore quasi pari al Pil di tutta l’Unione europea – ma senza risultati: ora l’Europa intera è in recessione e a luglio è crollato il credito a famiglie e imprese nei paesi della periferia.
Mario Monti chiude gli occhi di fronte alla caduta dell’economia italiana ed esibisce la propria austerità, assicurando che continuerà anche dopo le elezioni; si inchina allo strapotere tedesco ammettendo che «le scelte dei Parlamenti e dei governi avvengono in un quadro europeo che dà precise linee guida per le politiche nazionali», e poi prova a tenerlo a bada ripetendo che non avremo bisogno di aiuti europei.
Poi ci sono le cose che i ballerini si sussurrano all’orecchio. Si tratta della proposta tedesca di un nuovo Trattato europeo sul governo dell’economia (senza democrazia), fatto a immagine e somiglianza di Berlino, da discutere solo tra governi. Ci accorgiamo così che, al minuetto, Commissione e Parlamento europeo non erano neanche invitati, che peccato.
Nel settecento, i balli a palazzo reale servivano per sfoggiare potere e prestigio di fronte ai sudditi; ora i destinatari del minuetto sono le opinioni pubbliche dei paesi in cui si andrà al voto: dopo l’Olanda, Italia e Germania. I mercati finanziari non si fanno incantare dalle danze, sono loro a dettarne la musica. In questo ritorno di ancien régime, è difficile che un minuetto tenga insieme l’Unione europea. È impossibile che ci porti fuori dalla crisi. Potrebbe succedere che il terzo stato, fuori dal palazzo reale, decida di cambiare la musica?
(30 agosto 2012)
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