Il movimento oltre la Rete

MicroMega

C’è chi ha parlato di una “rivoluzione viola”, dell’avvento ufficiale di una Nuova Politica al tempo di internet. Ma il movimento deve guardarsi da un pericolo: quello di cominciare a credere troppo nella propria stessa propaganda.

di Emilio Carnevali

Non importa se fossero più o meno di un milione, non ha nessuna importanza valutare esattamente di quanto vada moltiplicata l’incredibile stima della Questura per avere un apprezzamento realistico del numero di persone scese in piazza sabato: nulla può mettere in dubbio che il No B Day sia stato un cristallino, travolgente successo. Un successo nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini e dalle enormi potenzialità comunicativo-organizzative della Rete. Qualcuno ha addirittura parlato di una “rivoluzione viola”, dell’avvento ufficiale di una Nuova Politica al tempo di internet.
Tuttavia può forse essere utile sviluppare qualche ulteriore riflessione, anche per evitare un concreto pericolo nel quale questo movimento può incorrere: quello di cominciare a credere troppo nella propria stessa propaganda.

La Rete può essere uno strumento fondamentale di rinnovamento democratico, in primo luogo perché “non ha controllo e non è controllabile”, per usare le parole di uno dei maggiori studiosi al mondo di comunicazioni, Manuel Castells. Ma nel nostro Paese la Rete è ben lungi dall’aver conquistato quella centralità nella costruzione del ‘senso’ e del ‘consenso’ che alcuni le attribuiscono. Se così fosse non sarebbe nemmeno necessario manifestare contro l’“Anomalia Berlusconi”, ovvero contro un Presidente del Consiglio che esercita una posizione di monopolio di fatto nella tradizionalissima industria radiotelevisiva e che grazie a questa posizione dominante è in grado di condizionare pesantemente l’“informazione” e la “formazione” dell’intero Paese. Se i “vecchi media” e le ‘novecentesche’ articolazioni di territorio e di interessi fossero davvero così declinanti, potremmo tranquillamente sederci sulla riva del fiume ad aspettare l’imminente ed ineluttabile avvento della “via digitale al socialismo”.

È lo stesso Castells – in una interessante intervista pubblicata oggi (7/12) su Affari e Finanza di Repubblica – che ci mette in guardia dall’avventatezza di certe previsioni. “Una volta”, spiega Castells, “il 90% delle persone guardava i tre quattro maggiori canali tv. Oggi quella quota negli Usa è scesa al 20%, in Spagna siamo al 25%: la tv non ha più quella stessa capacità di prima di raggiungere tutti”. In questo scenario non rientra però l’Italia, che rappresenta, appunto, un’anomalia rispetto alle altre democrazie occidentali: tutto il sistema è infatti controllato da un solo network che fa capo a Silvio Berlusconi (il quale, en passant, è anche il capo del governo). “E poi”, spiega ancora Castells, “in Italia c’è un altro problema: voi siete una nazione ‘anziana’. Siete una società di ultracinquantenni. E sono gli ultracinquantenni che guardano molto la tv. L’Italia ha dei buoni indici di longevità, ma questo è anche un indice di senilità”.

Vi sono interi settori della società italiana, settori tuttora maggioritari, che da certe dinamiche (e da certe parole d’ordine) sono lambiti solo marginalmente o non sono lambiti affatto. Alle primarie del Pd tra i giovani internauti di Ignazio Marino e i pensionati della Spi Cgil di Bersani (lo si dice senza alcuna ironia e senza voler attribuire a questi ultimi una minore dignità politico-democratica rispetto ai primi) non c’è stata proprio partita.

Appare condivisibile l’avvertimento di Marco Bascetta sul manifesto di venerdì (per quanto non specificamente riferito alla questione della rete): “Molti commentatori incensano l’ingenuità del popolo dei bloggers, di una gioventù dispersa ma accomunata dall’indignazione. Bisognerebbe sommessamente ricordare che l’ingenuità non è affatto una virtù (come non lo è, per converso, l’astuzia), che non basta denudare il re per deporlo, e deporlo per abolire la monarchia”.

Detto questo, una volta tanto, godiamoci il successo di questa grande mobilitazione. Finché c’è lotta c’è speranza.

(7 dicembre 2009)

Bookmark and Share



MicroMega rimane a disposizione dei titolari di copyright che non fosse riuscita a raggiungere.