Il No B. day e il Pd(l)

MicroMega

di Michele Martelli

Il 5 dicembre di piazza San Giovanni a Roma: «La più grande manifestazione degli ultimi 150 anni». “Grande” non solo per il successo numerico, ma soprattutto per le radicali novità dell’evento, il primo del genere nella storia d’Italia (e forse non solo d’Italia). Proviamo a tracciarne un quadro grossomodo in due punti, ovviamente tutt’altro che esaustivi.

Innanzitutto si è trattato, come noto, di un movimento spontaneo, nato “dal basso”, sul web, completamente al di fuori dei partiti. Netta la contrapposizione col ventilato “Sì B. day” dei Club della Libertà berlusconiana: club che di spontaneo non hanno nulla, nient’altro essendo che evanescenti, smorte appendici del Pdl, magre costolette adamitiche di mister B. Roba vecchia, comunque, da secolo scorso! Quando erano le oligarchie di partito a costruirsi dall’alto le proprie organizzazione di massa e giovanili. Nell’evento “No B. day” i partiti sono scomparsi, gerarchie e oligarchie svanite nel nulla. I blogger, gli internauti, i cittadini autorganizzati e autoconvocati? Non inerte e passiva massa di manovra elettorale, manipolata dai mass media e dai partiti (in primis il Pdl, il partito mediatico per eccellenza), da cui tutt’al più cooptare qualche nuovo membro della nomenklatura, ma, per così dire, un’incantevole mitica idra dalle mille braccia e dalle mille teste, un’effervescenza di creatività e autonomia di iniziative, idee e proposte (sul precariato, la scuola, l’ambiente). Il “No B. day” è stata uno squarcio sulla nuova società civile che va crescendo nel paese, fatta di gruppi e associazioni di intellettuali e tecnici dotati di molteplici saperi e competenze. E capaci di confrontarsi, sperimentare, produrre, proporre soluzioni ai problemi del paese, tenendo in vista il bene pubblico. Il che le vecchie oligarchie partitiche, economiche, finanziarie in crisi dimostrano di non saper fare, ridotte oramai a caste chiuse, autoreferenziali, corrotte, egoistiche. Questo mi sembra la prima grande novità espressa dal “No B. day”, una forma di paradossale democrazia di base che dal web scende in piazza, si rende visibile e concreta, trasformandosi, come ha spiegato Tullio De Mauro, da virtual in firtual (physical + virtual). Una democrazia che nel 5 dicembre (i partiti non alla testa, ma alla coda del corteo) è la metafora. La “capacità, l’arte politica”, diceva Platone nel mito di Protagora, il dio Zeus l’ha distribuita equamente a tutti i cittadini, senza eccezioni, affinché ciascuno potesse esercitarla, esserne il fruitore e il custode.
Nella polis nessuno può ergersi a Padrone. Alias Tiranno.

In secondo luogo, il “No B. day” è stato non solo il giorno del No a Berlusconi, ma anche quello del “SÍ alla Costituzione”. Poteva chiamarsi anche il Sì Constitution day. Ciò che il “popolo viola” ha capito è che mister B. col suo partito, col suo governo, con la sua maggioranza sta portando l’Italia fuori della democrazia costituzionale. Perciò ne ha chiesto le dimissioni a gran voce. Se il regime B. non cade, il Caimano divorerà la Costituzione. E con la Costituzione la libertà e i diritti civili (lavoro, istruzione pubblica, libera informazione, ricerca, ambiente pulito: diritti tutti rivendicati nella piazza romana). Il Re di Arcore, con la sua corte clonata e la sua famelica muta di leghisti, restaurerà la “monarchia assoluta” paventata dal fuori onda di Fini? La domanda, assurda in un paese democratico “normale”, da noi dà scandalo, tanto la menzogna mediatica ci sta accecando. Smascherarla dipende da noi, dalla nostra “capacità politica” di cittadini democratici. Questa l’efficace lezione del “No B. day”. A patto però che l’“onda viola” non rifluisca, ma monti come uno tzunami nel paese. E che la difesa della Costituzione”, delle sue regole fondamentali (dignità del Parlamento, rispetto delle minoranze, autonomia dei giudici) non sia lo slogan di un giorno, sia pure di un gran giorno come il “No B. day”. Che il Pdl si schieri compatto con e per il suo Padrone, suvvia!, non c’è da stupirsi. Ma il Pd di Bersani? Dice sì al dialogo sulle riforme istituzionali, purché il Pdl ritiri le leggi ad personam. Ma non si accorge della tragica contraddizione? Le riforme presuppongono l’accordo sulle regole costituzionali. Ma il Pdl non le stravolge e calpesta da quindici anni? Come fare le riforme, e quali, con un tale Pdl? Forse con la “bozza Violante”, che propone “un nuovo rapporto tra principio democratico e principio di legalità”, con grande plauso dei berluscloni, come se democrazia e legalità democratica non fossero la stessa e identica cosa?
Che il Pd voglia trasformarsi in Pd(l), con l’abbraccio finale di Al Fante e Violante?

(11 dicembre 2009)

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