Il partito dell’amore e della menzogna
In questi giorni, da più parti, si sono levati autorevoli inviti ad abbassare i toni e svelenire il clima politico.
Come non essere tutti d’accordo? Solo alcuni hanno voluto prendere subito le distanze e, tra loro, il presidentissimo Berlusconi che, ancora convalescente, ha voluto collegarsi telefonicamente con l’amico don Pierino Gelmini per far sapere a tutti gli italiani che nel 2010, costi quel che costi, lui cambierà la Costituzione anche perché: "lo vogliono due italiani su tre stando agli ultimi sondaggi".
Con queste parole ha lasciato con un palmo di naso quelli che già speravano nella conversione.
Ora Berlusconi può essere più o meno simpatico, noi non lo adoriamo, ma certamente non delude mai e non si smuove dal progetto originale: cambiare la Costituzione, realizzare una repubblica presidenziale a reti unificate.
Tutti gli appelli alla moderazione e alla temperanza sono liquidati con quel riferimento agli ultimi sondaggi e al plebiscito popolare: chi potrà opporsi alla volontà popolare? Chi potrà dire no alla maggioranza dell’amore? Chi lo farà sarà inserito nel vergognoso elenco dei malvagi, dei livorosi, di coloro che odiano, di quei terroristi mediatici che sono i veri mandanti di ogni attentato e aggressione da Piazza Fontana in poi.
La barzelletta dell’ultimo sondaggio è stata ripetuta, senza ironia alcuna, in quasi tutte le edizioni dei tg e dei gr e a nessuno è venuto in mente di chiedere: "di quale sondaggio si tratta? Chi ha dato questi numeri?", per carità lo ha detto Berlusconi e le sue tv, cioè quasi tutte, hanno il solo compito di riferire, di non fare domande, di trasformare una menzogna in una verità con la quale si dovranno fare i conti, quasi fosse il risultato di uno scrutinio.
Questo uso del linguaggio e l’amplificazione conseguente, frutto del conflitto di interessi, sono un esempio tipico di un linguaggio violento e carico di odio perché intriso di bugie e mistificazioni.
Vogliamo scommettere che, tranne le solite lodevoli eccezioni, sui giornali di domani non troveremo un solo editoriale così titolato: "Presidente, dia il buon esempio, tenga la lingua a freno".
Viva il partito dell’amore, viva i putti che ne cantano le lodi!
Giuseppe Giulietti
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