Il Pd e la “cooptazione”: perchè Sofri sbaglia

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di Alessandro Brescia

Ci sono due errori nelle . Il primo è di metodo, ed appare strano da parte di chi segue la vita politica italiana, ed in particolare da chi osserva con attenzione l’evoluzione (o l’involuzione, dipende dai punti di vista) del Partito democratico.
“Le chiacchiere delle pagine politiche” riportano, più o meno fedelmente, le manovre di avvicinamento al congresso da parte dei diversi esponenti, delle diverse correnti del Partito. Bisogna essere davvero ingenui per non sapere che è proprio in questa fase preparatoria, e non nell’assemblea plenaria, che verrà decisa la linea del PD, nonché i suoi nuovi dirigenti (e sottolineo nuovi).
Pertanto dare conto di un possibile scenario, come l’ha immaginato Paolo Flores D’Arcais, notizie alla mano, è quanto mai lecito, soprattutto se si tratta di quello più verosimile, e ai suoi occhi (e non solo) più preoccupante e deludente.
L’altro errore è di merito. Facendo un uso strumentale e retorico del termine cooptazione, si è scomodato, a sostegno della tesi, il disposto costituzionale per l’individuazione dei Ministri. Ma nel caso in questione, la Serracchiani e Sassoli non hanno bisogno di nessuna “cooptazione”, semplicemente perché la “cooptazione” è già avvenuta, e con il metodo più democratico, attraverso la consultazione elettorale.
A questo punto l’unica cosa da fare è “lasciarsi sostituire”, come in una partita di pallone fa il veterano con il cadetto. L’unica cosa da fare, ammesso che lo vogliano, è lasciargli lo spazio (o meglio il posto), perché diano prova del loro valore.
Aspettare che sia l’attuale gruppo dirigente del Pd a “cooptare” il nuovo gruppo dirigente, oltre ad essere una contraddizione in termini, è un ulteriore tragico errore. E di questo mi sento assolto.

(19 giugno 2009)



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